Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia: follia.


Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore

la tavolozza dell’anima mia:
malinconia.


Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
nostalgia.


Son dunque … che cosa?

Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.

Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.

 

Da ragazzo mi piaceva molto questa poesiola di Aldo Palazzeschi … ma ora devo convenire che le parole, i colori, le note cui fa riferimento il vecchio futurista non mi rappresentano. Certo, la malinconia o la nostalgia sono emozioni che ben conosco; la follia invece non mi è mai appartenuta, perlomeno nel senso che l’autore intendeva. Quanto alla definizione di saltimbanco dell’anima, benché suggestiva, ho l’obbligo morale di respingerla, perché ho fatto da tempo una scelta di vita che prevede stabilità assoluta nelle idee e nelle relazioni.

Chi sono io, dunque?

Risponderei che