Il Romanzo

6 marzo 2013
 

Commenti

Gent. Bruno,

grazie per avermi strappato per una sera alle letture consuete. Avevo sbirciato un paio di pagine dall’allegato e me lo sono stampato prima di uscire. Il fatto è che le due pagine ieri sera sono diventate 3, poi 4 poi 5… fino alla fine. Del tempo che ho chiesto non ho avuto bisogno, il saggio sull’informazione che mi aspettava ha atteso pacifico sul tavolino che qualcosa di diverso lo scavalcasse nel turno. Non si è neanche lamentato.

Che dire? Bella storia, molto ben scritta. La scrittura è, sempre quando leggo, la prima cosa che mi avvince. A un saggio, se ho fame del suo contenuto, posso perdonare la sciatteria espressiva, a un romanzo no, non ne sono capace. Mario mi rimprovera, quando mi chiede di un libro e io comincio a parlargli di come è scritto prima che del suo contenuto. Ma io leggo così, non so finire un’opera d’invenzione trascurata nelle parole.

Mi sono divertita. Si tiene tutto: gli ambienti, l’incrocio dei luoghi e della storia, viene voglia di capire come va a finire. Ammetto di avere un debole per il comandante Sòlomos, illuminista ante litteram, forse perché nella sua etica laica riconosco una parte della mia idea di mondo. Innegabile la simpatia personale anche per il giovane curato, omaggio velato, se capisco bene, a una razza di prete di qualche secolo successiva a me molto cara. Ecco a proposito, dopo quell’avvio, immaginavo uno sviluppo nel finale o nel prosieguo, mi è dispiaciuto un po’ non sapere di don Damiano qualcosa in più. E’ stato così facile e così naturale arrivare in fondo a queste 83 pagine che, dopo averle lasciate sedimentare una notte, mi chiedo se almeno i personaggi importanti, il curato, ma anche la madre di Filippo antagonista vera e potenzialmente tragica nel suo essere figlia del suo tempo, non meriterebbero di vivere per qualche altra pagina. Dico questo da semplice lettore nel senso che mi sarebbe piaciuto scoprire qualcosa d’altro delle pieghe della loro anima. Non so se ragioni allo stesso modo l’editor di una casa editrice, è un lavoro che non conosco.

A proposito c’è già un editore? Ecco in questo i giornalisti sono fortunati, il fatto di campare di scrittura e di parole apre loro più facilmente, e talvolta immeritatamente, quella porta così pesante per chi fa altri lavori.

Mentre leggevo ho pensato ai tanti studenti passati davanti alla cattedra: sono stati fortunati, hanno trovato qualcuno che ha insegnato loro a scrivere – lavoro difficilissimo temo – avendo della scrittura, una scrittura sorvegliata e mai affettata, la consuetudine: di sicuro un valore aggiunto per chi la insegna e che non tutti hanno. In bocca al lupo

Elisa Chiari

PS.  “Si levò la maschera e il cappello: anch’egli era giovane, bello, con occhi e capelli nerissimi. Maria gli domandò se poteva spiegarle le parole del canto, ma lui non volle: “Così muore tutta la poesia” – disse”. Gli ho dato implicitamente ragione leggendo senza le note.

 

… ho letto d’un fiato il tuo romanzo, che mi è molto piaciuto. Storia ed invenzione vi sono ben amalgamate e trovano fra loro un sostanziale equilibrio. Lessico, sintassi e stile sono inappuntabili, ovviamente. Alcuni passaggi descrittivi, ad esempio, sono particolarmente eleganti e coinvolgente è la passione che anche qui esprime il tuo sentire per il teatro. Preziose le citazioni letterarie, ben riferite e visitate le fonti. Ti porrei
una domanda: Maria è anche l’interessante per mezzo o vuol essere prevalentemente una figura che precorre i tempi e, nel coraggio e nell’intraprendenza non solo della disperazione, sfida rigidità sociali e “
pensa” con sensibilità moderna oltre ad agire con determinazione e autoreferenza? Se vale la seconda interpretazione, potresti forse insistere di più sulla sua caratterizzazione, se vuoi, magari raffrontandola alla madre, rispetto alla quale mi sembra meno simbolica, ma più umanizzata. Inoltre, essendo interessante il vero che hai scelto per oggetto, varrebbe la pena forse di ampliarne la narrazione con un occhio al quotidiano. Queste sono però impressioni a caldo. Ora ricomincio a leggerlo, perché, come sai, le
letture successive sono foriere di osservazioni più pertinenti. Bravo. Ciao. Anto  (Antonella Ferrari)

Non riesco a smettere di leggere le avventure di questa ragazza “moderna”, mi sembra di essere un personaggio di quell’ambiente così realisticamente descritto …

(da sms telefonico,  Anna Abelli)

…  è un romanzo che affascina per il suo sapore storico e per le descrizioni autentiche della vita quotidiana del lontano ‘600, che si intrecciano con le vicende di una donna coraggiosa, forte, determinata e decisa a cambiare il suo destino. Il racconto, emozionante, è sostenuto da accurate ricerche e ricco di precisi dettagli. Il tutto avvolto da paesaggi mossi dai ritmi dei giorni che procedono e dalla pressione di eventi rievocati dal passato, entro i quali si confrontano i sentimenti dei protagonisti. Molto realistica e vivace la descrizione di Napoli, città povera, sporca e violenta, ma sempre umana, che è comunque teatro di una storia d’amore. La scelta sempre accurata delle parole, in un piacevole susseguirsi di vocaboli disposti in un insieme armonico, evoca spesso un affresco nel quale si fondono fede e natura : la natura che è simbolo della fede e la fede che si manifesta nella natura consolatrice, come nel fitto bosco dove Maria “si lasciò cadere in ginocchio sul terreno d’erba” invocando “il padre buono dei cieli”. Sempre presente il tema della fede, anche quando fa riferimento al “giovane scienziato” che non si accontenta più della scienza e inizia l’approccio alla religione cristiana : la protagonista diventa in questo caso veicolo della presenza di Dio, salvando la vita ad uno dei personaggi più tormentati. Il romanzo inizia con la morte del vecchio curato e si conclude con la nascita di una nuova vita “piccola luce dopo la lunga odissea percorsa tra le tenebre”.

Anna Abelli

 

Ha fatto benissimo a pubblicarlo: è ben scritto e appassionante!

Giuseppe Polimeni

 

Appena l’ho avuto in mano, l’ho divorato: la storia è avvincente, ti prende tutta. Maria è una ragazza “moderna” e determinata.

Graziella Moroni

L’opera rivela il miglior Civardi di sempre! Solo chi ha vissuto a stretto contatto con i ragazzi, ed è giovane dentro, può esprimere in modo così profondo e perfetto i sentimenti, i sogni e le paure di una giovane persona d’oggi, proiettandoli all’indietro di 350 anni! Grazie, prof!

Simone Scarani

Prof, è riuscito a fare un’altra cosa meravigliosa! L’idea di dare una continuazione a un romanzo come i Promessi Sposi è davvero geniale: Lei ha preso da un classico e ne ha tirato fuori qualcosa di assolutamente originale. Questo è il bello …

Paolo Dallagiovanna

Grazie per la copia con dedica. Azzeccata la copertina: lieve e delicata, come il contenuto.

 Elisa Chiari

 

Bruno Civardi, ovvero l’uomo “dal multiforme ingegno” … sono davvero onorata di un così prezioso regalo, appendice degnissima a una grande opera letteraria, ove traspaiono intelligenza fervida, cultura ed eleganza. Dopo una prima lettura, ne farò seguire una seconda, per assimilare ed approfondire meglio i vari passaggi della travagliata odissea di Maria. E’ stata comunque e sarà una lettura piacevole, perché riporta agli anni indimenticabili della scuola … complimenti da parte mia, e … del Manzoni!

Lina Truffi

 

Caro prof. Civardi,

ho avuto oggi e subito scorso con interesse e curiosità le sue pagine “manzoniane”, certo almeno nello spirito. Le anticipo i primi complimenti, sicuro che dovrò farne seguire altri, una volta arrivato … a Napoli.

Cordiali auguri,

Angelo Stella

Caro Professore,

ho ricevuto e letto fino a pag. 61 … non rammento più se glielo avevo detto  … mi scusi, mi si accumulano tanti libri … mi ha preso certo … anche se il disagio del costante confronto col doppio dell’Alessandro spesso interferisce … faccio fatica a liberarmene, non me ne voglia … continuerò, ma il problema maggiore è la lingua … come si fa a reinventare la lingua del Seicento, di quei personaggi, oggi ? Lei ha avuto un coraggio da leoni … a misurarsi col problema più assillante del Manzoni … la lingua … non le difetta l’invenzione per usare un termine pertinente, ma a mio avviso qualche volta la lingua … dovremmo parlarne con esempi alla mano … comunque complimenti … andrò avanti e poi le dirò … e intanto, auguri
affettuosi.

Roberto Pazzi

 

Ho finito proprio ieri il suo romanzo e le dico senza piaggeria che mi è piaciuto proprio tanto: dunque, i miei sinceri complimenti (e per uno che ama il Manzoni quanto il sottoscritto, i complimenti a qualcuno che “ha osato” scrivere il sequel dei Promessi Sposi sono motivatissimi)

Giangiacomo Pinardi

 

Amico e Collega mio,

ieri notte ho terminato il tuo intrigante romanzo … e mi è piaciuto assai, tanto che l’ho divorato in pochi giorni, traendone vantaggi culturali che mi saranno sicuramente preziosi.

DETTO QUESTO, a casaccio, ti giro alcune mie personalissime considerazioni:

- è una delle pochissime volte che non riscontro alcun “refuso” … ovvio, un prof. del tuo calibro non poteva permetterseli e nemmeno consentirli all’Editore.

- come ben sai, scrivo parecchio, ma per farlo ho e sto sempre studiando gli autori che ritengo magistrali: tutto il tuo testo mi farà da scuola!

- la geniale idea (non è la prima, in quanto già in passato avevo trovato romanzi che cominciavano dalla fine dei Promessi Sposi: ma non avevano il tuo spessore) mi ha assai interessato e, in parecchi capitoli, entusiasmato!

- in tutto il romanzo traspare la tua amplissima cultura, nonché precisione storica alla Umberto Eco … eh … eh … eh … voi prof. non vi smentite mai … ma il romanzo è anche una fiction e, se non è strettamente storico, sono consentite anche innumerevoli “licenze poetiche” …

- come tutti i lettori che avrai, anch’io durante la lettura sono stato sempre trascinato dalla curiosità su quello che sarebbe accaduto alla Maria … la vicenda è ben orchestrata da uno straordinario “regista” quale realmente sei … forse la storia è alquanto miracolata, ma chi ha letto i Promessi Sposi sa bene che il fil rouge di ogni esistenza è la Provvidenza, che è sempre imprevedibile!

- il tuo è anche il mio Editore … e lo sarà ancora, anche se discutiamo spesso e volentieri … ho sempre pensato che la sua carriera editoriale verrà baciata dal successo … ed allora i suoi titoli più eclatanti (Maria Tramaglino è all’apice!) verranno riproposti, anche in chiave internazionale: sperèm ! … nel frattempo accontentiamoci e pensiamo alla nostra creatività.

RITENGO SUPERLATIVA la scoppiettante e ghiottissima favola teatrale dove Don Gaetano (leggasi Bruno Civardi): è immenso e incommensurabile! … meriterebbe un romanzo tutto per sé!!!

Con i migliori sensi della mia stima, ammirazione e amicizia, ti faccio i miei complimenti più schietti ed approfitto dell’occasione per porgere a te ed alla tua bella Famiglia i più cordiali Auguri di Buon Anno Nuovo ricco di soddisfazioni!

Lino Veneroni

 

… proprio ieri ho terminato il romanzo. Me lo sono letto fra il 5 e il 6 gennaio, in due momenti di relax. Devo farti i complimenti. Innanzitutto è una lettura piacevole: questa è la prima impressione che il lettore ricava; un italiano ricco, anche se moderno, e una trama che, pur non innovativa, tutto sommato prende sempre (la Cenerentola e il Principe è un canovaccio classico e intramontabile, nelle sue diverse sfumature).
La cosa però che veramente è entusiasmante è il connubio fra il romanzo a sfondo storico (e qui la storicità è veramente curata, con continue note e riferimenti a personaggi e fatti realmente avvenuti e sui quali si capisce che sei documentato) e la tematica del viaggio, che nel tuo caso è doppia. Il viaggio per la ricerca di Filippo è per Maria contemporaneamente un viaggio di iniziazione al mondo degli adulti, con le ovvie conoscenze che capitano per strada, quindi un viaggio introspettivo che la porta a mettere alla prova le proprie convinzioni e il proprio carattere (molto bella, fra le altre, la scena a Lodi, quando difende la rappresentazione teatrale proponendo una visione profonda e vera dei valori cristiani in opposizione ad una visione ipocrita e fanatica, così come la parte in cui interagisce con il comandante della nave, lettera a Pascal e tutto il resto); ed un viaggio unificante fra le varie culture dell’Italia nascente, e in questo senso sei riuscito a collocare tante contraddizioni storiche di questo nostro paese (il rapporto con il potere, le divisioni di casta, il ribellismo latente, sempre mitigato da un trasformismo pronto ad intervenire al momento opportuno, le istanze progressiste sempre frustrate in quello che, in fondo, è e resterà sempre il paese del Gattopardo), riproponendo quindi lo spirito del romanzo storico, e non solo “a sfondo storico”.
Poi ci hai messo pure il tema galileiano del rapporto scienza e fede, o, se vogliamo, del come dobbiamo concepire la società umana e che cosa sia lo sviluppo (Campanella, Bruno….), più che mai attuale oggi che ci interroghiamo sul futuro del pianeta e su un tipo di sviluppo che ormai ha mostrato i propri limiti.

Tutto questo in sole duecento pagine ..

Complimenti ancora, anche perché mi hai fatto venire voglia di rileggermi i Promessi Sposi!

Salvatore Salzano

 

Riflessioni su “Maria Tramaglino”, romanzo di Bruno Civardi.

Non definirò certo Bruno Civardi come epigono del Manzoni. Sarebbe non solo inesatto, ma anche riduttivo.

E non so fino a che punto si adatti al “Maria Tramaglino” l’appellativo di sequel de “I promessi sposi”. Il romanzo, nella sua parte propriamente innovativa e narrativa, si regge benissimo anche senza che l’autore debba ricorrere all’escamotage d’innestarlo sul tronco manzoniano. Ma l’intuizione di Civardi è stata felice.

Una rivisitazione di personaggi e luoghi de “I promessi sposi” predispone il lettore ad affacciarsi alla storia e alle vicende del ‘600 con animo ben disposto e interessato. Un ultimo saluto a don Abbondio, un nuovo incontro con Agnese e poi con Renzo, quindi Gertrude e, poco più avanti, una sosta al castello dell’Innominato e la gradita sorpresa di ritrovare il Nibbio convertito e animato da buoni sentimenti.

Dunque Maria Tramaglino, prima di allontanarsi, dà un ultimo sguardo e un ultimo saluto ai luoghi dell’infanzia, dove è cresciuta sicura e ha svolto il proprio lavoro, mentre ora è costretta dalle circostanze ad andare alla ricerca del padre di suo figlio.

Intraprende così una nuova via, ed eccola ospite di una compagnia di comici, dove apprende tante cose sull’arte della recitazione, e viene a contatto con il teatro e la letteratura, da fra’ Timoteo a Sganarello, da donna Elvira a Caterina.

Giunta a Genova, si avventura sulla nave che la porterà a Napoli, dove le è stato detto essersi recato il marchese Filippo.

Da quando il Nibbio la consegna al capocomico don Gaetano, il romanzo segue una nuova strada: una sequenza d’incontri e vicende a cui Maria va incontro con coraggio e intraprendenza. Indossando abiti maschili riesce a eludere (o almeno così crede) il capitano Sòlomos, comandante della nave, il quale la sottrae alla violenza di due loschi marinai, e la invita nella propria cabina, mettendo a sua disposizione i numerosi volumi di cui è in possesso.

Troppo presto ho liquidato “I promessi sposi”. Come potrei non ricordare la biblioteca di don Ferrante e non fare un confronto tra le opere di astrologia, di cavalleria, di fantasie magiche, che affondano le proprie radici nel Medio Evo, e le opere nuove che il comandante Sòlomos esibisce con entusiasmo e competenza? E’ cominciata veramente una nuova epoca, la Ragione procede con le proprie forze libera dalle strettoie della trascendenza e della superstizione (vedi Cartesio), mentre la Natura viene indagata secondo i principi che le sono propri e non in maniera miracolistica, libera dai falsi idoli (Vedi Bacone) … non a caso tra i nomi di Sòlomos ci sono anche Renato e Ruggero. E’ a questo punto che la ragazza ha l’occasione di salvare il comandante, che si accinge a darsi la morte perché tormentato dai problemi posti dalla conversione di  Biagio Pascal. Oggi forse verrebbe da sorridere, ma era l’epoca in cui il contrasto tra Fede e Ragione era sentito in modo drammatico e doloroso. E fa piacere incontrare, oltre i due citati, il nostro Galileo, Keplero, Bruno e Campanella, fa piacere respirare l’aria nuova da cui nascerà il mondo moderno.

Maria è pronta, ha visto tutto, ha saputo tutto quello che le occorre, e finalmente sbarca a Napoli: un nuovo clima, una popolazione vivace e policroma, un grande fermento per le strade, nei mercati, nei luoghi di culto e di piacere.

A questo punto io vedrei il romanzo anche come un libro di formazione, dove una persona animata da grande coraggio e spinta dall’amore affronta le più grandi difficoltà e vive le vicende che devono portarla alla meta. E’ un momento storico particolare: la rivolta contro il viceré e il trionfo di Masaniello, prima celebrato come eroe e benefattore e presto caduto in disgrazia, mentre le strade si animano e spesso i moti popolari di protesta finiscono nella violenza.

Maria continua a camminare … ora entra in un convento o collegio, ora si affaccia alla porta di un’osteria. Cammina cammina, con movenze quasi chapliniane, mentre la passione che la spinge supera ogni schematismo e ogni gesto  convenzionale. A un certo punto le mancano le forze e cade a terra priva di sensi; sembra vinta e finita. Pensiamo alla Divina Provvidenza oppure al caso di Monod: la verità è che proprio in quell’istante si ferma una carrozza dalla quale scende l’uomo che Maria cercava, cioè Filippo, il padre della creatura che sta per nascere.

Maria viene soccorsa e condotta a casa del marchese, ma intanto Filippo deve recarsi dal viceré nell’ora più drammatica della rivolta. La ragazza si oppone al tentativo, compiuto da uno scaltro notaio, di farla rinunciare al riconoscimento di paternità del nascituro da parte del marchese in cambio di un vitalizio, e appena ristabilita corre ancora per le strade in preda a un senso di rivolta, fino a ritrovare Filippo prigioniero e ferito.

La vicenda avrà, alla fine, una soluzione in parte felice e in parte dolorosa, nella quale Maria ritroverà la strada della normalità con il ritorno in famiglia e la dedizione alla propria creatura.

Le vicende sono sviluppate in modo incalzante, addirittura ansioso: forse una pennellata di colore in più o un gesto, una parola avrebbero meglio fissato gli episodi e i personaggi; ma in fondo non era necessario, perché proprio l’immediatezza e la rapidità delle azioni rendevano inutile l’aggiunta di altri caratteri qualificanti.

Insomma, le avventure e disavventure di Maria ce la rendono cara e ci fanno partecipare a vicende che hanno in sé qualcosa di moderno e coinvolgente, tanto da far pensare al cinema d’animazione e alla rapidità con cui al giorno d’oggi si esauriscono in brevissimo tempo innumerevoli scene che continuamente si ripropongono in luoghi e con personaggi diversi.

Un plauso dunque a Bruno Civardi, con l’augurio che il suo bel romanzo ottenga il successo che gli è dovuto.

Angiola Maria Portaluppi

Dalla Presentazione del 19 gennaio 2012 a Stradella

Brondoni ha introdotto, mettendo in evidenza, come chiave di lettura del racconto, la frase del personaggio di don Damiano: “Chi può dire di conoscere il cuore dell’uomo?”.

Il sindaco Lombardi ha dimostrato di avere letto approfonditamente il libro, facendone un’analisi assai puntuale. Ha contestato la definizione “commerciale” di sequel, affermando che essa fa torto soprattutto a me …

“Civardi mostra rispetto per il padre Manzoni, ma poi come figlio uccide il padre e va per altra strada … Maria non è creatura manzoniana, ma moderna … don Gaetano e Sòlomos sono assolutamente nuovi e moderni, anche il prete lo è, non ha nulla dello spirito secentesco, ma richiama piuttosto quello conciliare … anche le figure manzoniane assumono, pur con grande rispetto, un carattere funzionale al nuovo racconto … la stessa Provvidenza si delinea attraverso volti e fatti dal taglio nuovo, incerto e a volte sofferto … la vera presenza e lezione manzoniana si ritrova nella Storia, ancora protagonista, quando lo sguardo si allarga dalla Lombardia a Genova e poi a Napoli e alla rivoluzione … a proposito di Napoli, Civardi mostra di conoscerne perfettamente la geografia e di amare molto quella città e il suo popolo …”.

Oliviero Maggi (che sostituiva Fabrizio Guerrini, trattenuto a Pavia) ha pure accennato ai vari temi presenti nel romanzo, al teatro (da me, teatrante scolastico, assai ben omaggiato e usato quale “ponte” che Maria percorre da Lecco a Napoli) … ha osservato che Renzo e sua figlia hanno in comune il senso della Giustizia, mentre Lucia non è assente del tutto, ma resta come presenza occulta nella coscienza di Maria … il conflitto fra madre e figlia si risolve infine, quando Maria comprende che “non conviene cambiarsi calze e scarpe” …

Tra gli interventi del pubblico, quello di Piera Capitelli, che ha difeso anche il valore del racconto in sé, al primo livello, ed ha osservato il carattere “visivo” della narrazione, domandandosi se mai potrebbe essere mutata in una forma teatrale, magari da un laboratorio scolastico …

L’assessore Curedda ha parlato, e mi ha chiesto particolari, circa il contributo di Edoardo Castellazzi e dell’idea della “formula di Dio” …

 

 

Ieri sera ho assistito piacevolmente alla presentazione del Suo libro, ho comprato il romanzo e sono molto incuriosita dalla storia … ammetto che sono rimasta affascinata dalla Sua lettura … sarei rimasta ore ad ascoltarLa … complimenti!

Novella Zanoni

Chiamarlo sequel de I Promessi Sposi non è un azzardo. E’ un romanzo molto piacevole, coinvolgente, emozionante. Ho studiato Manzoni tanto tempo fa, e grazie a Lei ho sempre avuto ottimi ricordi dell’autore. Il Suo stile mi ricorda in un certo qual modo quello del Suo “predecessore”.

I tanti riferimenti storici, veri o no, danno al libro un valore aggiunto notevole. Nessuno potrà mai saperlo, ma credo che Manzoni, se avesse immaginato Maria adolescente, l’avrebbe ipotizzata simile alla Sua, specialmente nella “conversione” finale (anche se quella testardaggine sarebbe stata un po’ insolita per la protagonista di un romanzo di quel tempo).

Mi è piaciuto molto l’incontro di Maria con la carovana dei teatranti girovaghi e con il capitano della nave; e l’incrocio con i tanti personaggi dell’epoca (manzoniani e non) rende tutta quanta l’opera avvincente.

Ha avuto molta cura dei particolari (mi vengono in mente i paesaggi, e me li sono immaginati davanti a me come se stessi vedendo un film), dando a ogni personaggio una specifica caratteristica (anche “caricaturale”, come per esempio la madre di Filippo, o i due birbanti che volevano abusare del povero mozzo). Insomma, vale la pena leggerlo tutto d’un fiato.

A questo punto spero proprio di poter gustare, un domani, il sequel di Maria Tramaglino! A presto,

Luca Calvi

 

Stasera sono andata a rileggermi le pagine iniziali dove compare don Damiano, perché sarei curiosa di sapere qualcosa di più di come questo personaggio ha bussato alla porta dell’autore: sarei curiosa di sapere se la radice storica, che a me sembra di riconoscervi, sia una mia illusione ottica oppure no.

Sa com’è: i filologi, anche se pentiti e passati alla divulgazione, dovrebbero tenere sempre sul comodino il Diario Minimo di Umberto Eco come un monito, per fugare il rischio di far fare agli autori voli che neanche Pindaro si sarebbe sognato … la curiosità è presto spiegata: la parrocchia sperduta, che per altri sarebbe stata una delusione e che sa comunque un po’ di punitivo per il giovane curato postconciliare ante litteram, la scuola popolare (e perfino la consonanza del nome del personaggio letterario con il cognome di quello vero) mi avevano fatto sospettare che dietro a don Damiano ci fosse un omaggio a Lorenzo Milani e che quindi, dietro all’autore, ci sia un appassionato di cose milaniane …

Elisa Chiari

 

Un libro molto piacevole a leggersi, ma anche “dotto”. I personaggi che ho preferito sono quelli nuovi, di tua originale invenzione …

Umberto Parisi

 

Tutti i romanzi hanno una storia dentro. Solo alcuni ne hanno anche una dietro. Di sicuro ce l’ha Maria Tramaglino, edito da Cortocircuito, piccolo editore nel pavese, se non altro perché non capita tutti i giorni che un professore di Lettere, andando in pensione, scelga di salutare gli studenti di una vita con un romanzo.

“A tutti i miei cari studenti”, si legge nella dedica di Bruno Civardi, dove di solito gli autori esordienti – e lui finora aveva pubblicato solo racconti e poesie su qualche rivista – si rivolgono alla moglie, ai figli, ai nipoti … Proprio perché le occasioni familiari non sarebbero mancate, quella dedica ha un significato preciso:

“Sono un professore, non lo faccio, lo sono proprio. E credo che lo resterò, nel modo di pensare, non solo nei laboratori di teatro che ancora coltivo. Il romanzo l’ho scritto pensando agli studenti passati nelle mie aule, perché desidero che questo scambio non si interrompa: mi è sembrato che leggerlo, e magari discuterne, fosse un modo di tenere un filo tra noi. E poi mi sono divertito. Dopo il libro in effetti mi hanno scritto in parecchi, alcuni ormai grandi ci hanno anche visto dentro cose belle. Chissà se ci sono davvero. A tante delle domande che mi hanno fatto non ho saputo rispondere. Altri che hanno avuto notizia del libro non hanno reagito. Se hanno pensato che barba, prof! … però non hanno osato dirlo”.

Il romanzo non è di quelli che strizzano l’occhio ai ragazzi, anche perché gli studenti di una vita nel frattempo sono diventati adulti. Ma nasce da una lettura che agli ex studenti è necessariamente familiare. Lo si evince dal titolo, che davvero allude alla bambina nata nelle ultime righe dei Promessi Sposi. A dispetto dell’ingombrante antefatto, il racconto è agile e lieve, delicato di immagini e di parole, accostate con cura: “Far cassetta non era il mio primo scopo; non ci sono sangue, sesso, donne annoiate dalla vita … Mi rendo conto che lo spunto manzoniano potrebbe allontanare proprio i più freschi di scuola: io amo da sempre Manzoni e Dante, ma ai ragazzi del 2012 quegli autori immensi riescono ostici, un po’ per la lingua, un po’ anche per il loro super cattolicesimo, dichiarato e militante. Forse è colpa della mia generazione: non siamo stati bravi a trasmettere ai più giovani il sentimento religioso. Ma per me esso era (e resta) importante e, scrivendo, non me ne sono preoccupato. Però ai ragazzi, soprattutto alle ragazze, anche a quelle un po’ cresciute, sembra piacere questa protagonista secentesca molto moderna per il suo tempo: mi rendo conto, da certi riscontri, che la storia attrae quei lettori che dimostrano una sensibilità al femminile, anche se soprattutto le ragazzine più giovani mi rimproverano l’epilogo non abbastanza lieto”.

È nato tutto nell’ultima estate da prof, quando davanti non c’era un altro anno da cominciare, con poche certezze all’inizio: “Sapevo che doveva esserci Renzo, ma non Lucia: troppo perfetta. Volevo che ci fosse Agnese, e avevo deciso che  Maria avrebbe dovuto arrivare nella Napoli di Masaniello. Gli altri personaggi, i non manzoniani, sono venuti da soli, senza preavviso, quando c’è stato bisogno di inventarsi i modi per far arrivare a Napoli dalla Lombardia una ragazza, sola, nel Seicento”.

Da espedienti, però, si sono imposti come protagonisti agli occhi di chi legge, più di tutti il Comandante Sòlomos, illuminista ante litteram, in cerca della formula di Dio. Di certo, senza la scuola, sarebbe stato diverso da com’è: “La lettera che Sòlomos scrive e non spedisce a Blaise Pascal, chiedendogli la formula di Dio riprende, con qualche rimaneggiamento, lo scritto che un mio studente allora diciassettenne preparò per un concorso”.

E proprio in questo omaggio, più che nelle note e in tutto il resto, c’è la sintesi di una vita di scuola: “Non so dire se praticare scrittura serva a insegnare a scrivere, ci vorrebbe la controprova; forse saper raccontare serve a insegnare ad ascoltare, e il resto viene da sé. Quel che posso dire è che ho sempre trattato i miei studenti come se mi aspettassi da loro le cose più alte”.

Diversamente, Maria Tramaglino sarebbe stato un libro per ragazzi. E invece non lo è.

Elisa Chiari (da una intervista per famiglia cristiana.it)

 

Ho letto il libro e lo trovo bellissimo: è semplice, ma coinvolge molto, non vorresti mai interrompere la lettura per sapere che cosa combina Maria … ci sarà un seguito?

Novella Zanoni

 

… finiti gli esami, ho finalmente trovato un po’ di tempo per leggere Maria Tramaglino. Sono rimasta molto positivamente colpita, nonostante già conoscessi le sue doti di scrittore: la storia scorre con un ritmo incalzante, il linguaggio è fine ed elegante ma non appesantisce, e risulta chiaro e diretto. Inoltre i personaggi variegati sono tutti dei piccoli gioiellini, che fotografano la situazione di fermento politico, ma soprattutto artistico e culturale dell’Italia a quei tempi. Le faccio i miei più sinceri complimenti e rimango in attesa della prossima uscita …

Alessandra Provera

 

Buona domenica, caro prof!

Anche la seconda parte del libro, come già la prima, e’ volata, anzi mi ha magneticamente tenuta incollata ad esso fino all’ultima pagina. Mi è piaciuto molto il contrasto tra la modernità della protagonista e l’ambientazione storica, tra le citazioni in latino e una scrittura decisamente più “fresca” … ma anche gli spunti di riflessione su tematiche importanti e profonde, come il rapporto con Dio, la sua difficile ricerca, il perdono, la solidarietà … e poi, il viaggio duplice di Maria (verso Napoli, ma anche verso se stessa), dove pure i dettagli dell’ambientazione sono splendidamente curati e documentati. Un gran lavoro! Le confesso che, mentre avevo immaginato Maria parlare di suo padre chiamandolo “il vecchio”, come fanno i sedicenni di oggi, la lettura dell’addio a Renzo mi ha fatto per un attimo sussultare ..   Se devo esprimere un giudizio, direi: “Piacevolmente insolito”. Spero sia il primo di una lunga serie. Un pensiero che ho condiviso con la Chiara Cerutti è stato questo: “Peccato davvero non aver potuto leggere i Promessi Sposi con Lei, al liceo”, perché Lei è riuscito a trasmetterci un amore, una passione, per Iliade, Odissea ed Eneide, per il teatro classico e per tutti gli eroi di quelle epiche avventure (ma anche per l’Inferno di Dante), che dura tuttora; e sarebbe stato altrettanto bello poter leggere con la chiave giusta anche le opere del Manzoni. Mi dispiace non essere mai riuscita a vedere un suo lavoro teatrale … ma mai dire mai nella vita. Un abbraccio forte a Lei e a tutta la sua meravigliosa famiglia

Simona Ferrari

Prof, come le ho già anticipato qualche giorno fa, ho letto il suo libro con grandissimo piacere. La storia appassiona sin dalle prime pagine, riportando con la mente a quel borgo che, noi studenti, abbiamo imparato a conoscere fra i banchi di scuola. Tra le pagine del libro si ritrovano alcuni personaggi manzoniani, che vengono da lei maneggiati con grande rispetto e si impara a conoscere Maria, la sua intelligenza, la sua determinazione e la sua curiosità. Il viaggio che questa intraprende per ritrovare l’uomo con cui ha concepito un figlio accompagna anche il lettore ed è impossibile annoiarsi, perché il romanzo scorre senza avere mai tempi morti. Si arriva fino a Napoli e ci si ritrova immersi nella storia, con Masaniello e con la sua rivoluzione. Ho trovato bellissima la descrizione del comandante Sòlomos: quelle sono anzi le pagine che ho maggiormente apprezzato del libro, che è scritto, a mio parere, con grande eleganza. Complimenti ancora. E grazie per la dedica a noi studenti.

Valerio Radicelli

 

Missione compiuta! Sabato scorso ho acquistato il tuo libro da Vanetta, a Broni, e questa mattina ho praticamente divorato gli ultimi capitoli. Mi è piaciuto, non molto … ma MOLTISSIMO!!!!!!!!!!!!!!!! Una sola domanda … quanto tempo ci hai messo a scriverlo? è così ricco di particolari! Un caro saluto,

Roberto Pietra

 

Il tuo romanzo non mi ha fatto per nulla schifo, come tu forse temevi … anzi, l’ho trovato credibile, interessante e ben documentato.

Barbara Bergami

Caro amico,
… ho letto il suo libro, con agio e partecipazione. Bella la trovata (non era facile ricavare qualcosa di “nuovo” dal nostro Manzoni, ma lei ci è riuscito); efficace il disegno del romanzo; puntuale il ritmo narrativo …

Insomma, lei sa raccontare e far vedere quello che racconta (il personaggio di Maria credo proprio sarebbe piaciuto a Manzoni e magari anche a un tipo come Cesare Angelini).
Un minimo appunto: un certo eccessivo indugio didascalico, evidente in particolare nelle note (che sembrano scritte per una classe di studenti più che per un pubblico di lettori: io le avrei, di molto, ridotte, e rese insieme più “tecniche” e più “cordiali”). Avrei poi lasciato ad altri l’incombenza della Nota introduttiva: penso infatti che sia meglio se l’autore non spiattella troppo le sue intenzioni …
Ed ancora a proposito della Nota, non condivido affatto che lei dica che nel suo libro non c’è “neppure un po’ di sesso”. Trovo anzi che ce ne sia molto, implicito soprattutto, ma non solo. Come del resto ce n’è, di sesso, nel nostro don Lisander. Non c’è invece, in entrambi, quella pornografia sentimentale che va di moda oggi, e certo non c’è neppure quella monomania erotica che pure oggi a comun danno impera.
Tutto qui. Ma guardi che io, se sono infallibile quando faccio elogi letterari, sbaglio quasi sempre quando mi permetto qualche appunto …

Gianni Mussini

 

La lettura di Maria Tramaglino è piacevole e scorrevole. L’intreccio rivela una profonda cultura letteraria, storica e religiosa: quest’ultima in particolare non deriva solo da un generico interesse, ma si mostra come un vivo sedimento, formatosi attraverso molti anni di studi e ricerche. Il messaggio è fortemente buono: il coraggio e la determinazione aiutano a superare gli inevitabili ostacoli che la vita presenta e, anche quando sembra che non ci siano vie di scampo, non bisogna piegarsi alla rassegnazione e alla resa, bensì reagire con maggior forza d’animo e spirito di iniziativa. L’unico appunto che potrei muovere è che, forse in aderenza al suddetto messaggio, troppo spesso “arrivano i nostri” … ma devo confessare che a me piace molto il lieto fine e credo si possa dire che Maria Tramaglino abbia sostanzialmente un finale positivo.

Dina Giorgi

 

Ho letto il tuo libro e mi è molto piaciuto: sei uno scrittore “colto” e “brillante”.

Un caro saluto e tienimi aggiornata sulla presentazione del libro a Pavia. Stavolta … cercherò di esserci …

Marina Merlini

 

Angelo e io abbiamo subito acquistato e letto il Suo romanzo: lo abbiamo molto  apprezzato. Solo a un attento e autentico studioso del Manzoni, come Lei, sarebbe potuta riuscire una così originale prosecuzione!

Susanna Manzini

 

Il 27 gennaio alla Feltrinelli di Pavia

IL SEQUEL DE “ I PROMESSI SPOSI”

Presentazione del romanzo di Bruno Civardi.

Domenica 27 gennaio prossimo, alle ore 11, il professor Bruno Civardi presenterà alla Libreria Feltrinelli di Pavia il suo recente libro “ Maria Tramaglino”, che riprende la famosa historia là dove il Manzoni l’aveva interrotta. Protagonista del romanzo è la figlia primogenita di Renzo e di Lucia,  “ la bella creatura” che, divenuta ragazza, decide di lasciare il paese e le sue sicurezze per andare alla ricerca dell’uomo di cui porta in grembo il figlio. Attraverso le vicende in cui si troverà coinvolta , le paure e le violenze viste e subite, i soprusi di cui è vittima, ma anche gli incontri con la commedia dell’arte e con personaggi generosi e sinceri, Maria crescerà e diventerà donna. Sarà una donna consapevole e coraggiosa, che saprà tenere ferma la barra della sua navigazione esistenziale in condizioni difficili e senza apparenti prospettive, ancorata ai principi che i genitori le hanno trasmesso,  ma anche portatrice di nuovi valori, acquisiti superando molteplici difficoltà: il senso profondo della giustizia, che paga; il sentimento religioso, che in fondo non tradisce le speranze; il gusto della vita, che vince la guerra e la morte, l’autodeterminazione, che la rende personaggio del tutto moderno. Così, “se nella prima parte il libro di Civardi svolge un necessario confronto con il romanzo manzoniano, poi spicca il volo”, come ebbe a dire il professor Mario Castini, relatore alla presentazione bronese dell’opera, un volo “libero, intriso della sostanza del suo modello, quasi come un figlio, che si confronta con rispetto e amore col padre, per poi distaccarsene e vivere la sua vita, pur portando in sé, nel suo DNA, e più ancora nel suo cuore e nell’educazione ricevuta, l’eredità e l’indelebile impronta paterna”. Ed inserisce, accanto a quelli “storici” considerati ancora viventi (Renzo, Agnese, la monaca di Monza, il Nibbio) e alle grandi ombre di quelli immaginati defunti (come Lucia), una serie nutrita di personaggi talvolta minori, ma vividi e tridimensionali, tal’altra di grande spessore, interpreti perfetti della cultura seicentesca, come Solomos, il comandante della nave che porterà Lucia a Napoli (dove la ragazza si troverà nel bel mezzo della rivolta di Masaniello), un uomo travagliato, “degno di rivaleggiare con l’Innominato”, che la fiducia totale nella ragione rende spirito innovatore in lotta contro il fanatismo; oppure come don Gaetano, il capocomico, in cui l’autore personifica il suo stesso amore per il teatro e la grande energia propulsiva che ne scaturisce. Il risultato è “ un gran romanzo, appassionante nella storia, scritto da narratore esperto nel montaggio della vicenda e mirabile per nitidezza e precisione di scrittura, che, in una fluidità e semplicità solo apparentemente dimesse, si distingue dalla scrittura manzoniana proponendosi per la sua modernità, innalzandosi talora in lampi e guizzi di straordinaria efficacia”. Una lettura che dovrebbe completare la conoscenza dei “ Promessi sposi” nelle scuole, dove darebbe al Seicento una presentazione assai più puntuale di quella che ne trasmettono i testi canonici, (e forse complementare all’immagine “sudicia e sfarzosa” che Manzoni ci propone di quel secolo), avvicinando piacevolmente i ragazzi ad un’epoca che altrimenti essi sentono assai lontana e immeritatamente stagnante. Alla presentazione del romanzo , edito da EUMESWIL per “ Cortocircuito”, interverranno Sisto Capra, giornalista e scrittore, direttore della rivista di cultura “Socrate al Caffè”; Gianfranca Lavezzi, docente di Letteratura Italiana all’Università di Pavia e Giuseppe Polimeni, docente di Storia della Lingua Italiana nello stesso ateneo pavese.

Antonella Ferrari

 

Dalla presentazione del 27 gennaio 2013 a Pavia

Sisto Capra ha introdotto, definendo il romanzo “un’opera bellissima, intrigante ed anche dotta” … con una ricca “galleria di personaggi”, storici o di fantasia, ma tutti interessanti e ben delineati …

Non le ho scritto nulla sul libro perché ho finito di leggerlo solo venerdì sera. Leggo contemporaneamente tre libri e, a seconda dell’umore, ne scelgo una prima di andare a letto … ma alla fine ho dato la precedenza al suo!
Per quanto riguarda le note a piè di pagina, mi sono sentita in dovere di intervenire nel dibattito di domenica mattina, perorando in difesa delle medesime. Si legge per piacere; io, ad esempio, studio tutto il giorno e quando leggo un libro non ho assolutamente voglia di fare alcuno sforzo, nemmeno cercare le note alla fine (che poi, immancabilmente, si perde la pagina che si stava leggendo). L’unica cosa che mi impongo è cercare le parole che non conosco sul dizionario, per il resto sono una lettrice molto pigra.
Per quanto attiene al merito del libro, posso dirle con sincerità che ho trovato la lettura veramente piacevole e agile. Come è stato detto, anche io ho ritenuto che le pagine sui teatranti avessero una forza diversa, maggiore. Erano più vive, più coinvolgenti.

Peraltro, il passo che mi ha colpito di più è stato un altro, di cui nessuno ha parlato domenica. Mi sto riferendo all’arrivo di Maria a Napoli e al suo incontro con il ragazzo che cantava.

Ho trovato il passo commovente nella sua delicatezza: mi ha lasciato addosso una malinconica e dolce sensazione.
Infine, vorrei fare una osservazione sul personaggio di Maria. Ritengo che sia stato definito in modo troppo stereotipato. Essa rappresenta la ragazza moderna e “trasgressiva” (mi passi il termine, so che non è esatto), l’eroina che sfida alcune convenzioni sociali per ottenere la vera giustizia, quella sostanziale.

Meritava comunque un approfondimento maggiore … con tutte le fatiche che le avrà fatto fare!
La ringrazio per avere chiesto la mia opinione, mi ha fatto molto piacere.
Con affetto,

Valeria Aquilani

 

Alla Feltrinelli

RAFFINATO  CON LEVITA’

Sequel d’autore , con storia, amore ed avventura.

Pubblico foltissimo il 27 gennaio scorso alla Feltrinelli di Pavia per la presentazione di “ Maria Tramaglino”, romanzo di Bruno Civardi.  A parlarne Sisto Capra, giornalista e scrittore, direttore della rivista “Socrate al Caffè”, Gianfranca Lavezzi, docente di Letteratura Italiana all’Ateneo Pavese, Elisa Chiari della redazione di “ Famiglia Cristiana”, Lino Veneroni, noto scrittore oltrepadano . L’opera, partendo dal punto in cui il Manzoni interruppe i Promessi Sposi, percorre un Seicento in parte diverso da quello del romanzo manzoniano, dove il teatro e la nuova scienza non comparivano, ma calando ugualmente le vicende della protagonista in fatti storici rilevantissimi, quali la rivoluzione napoletana di Masaniello, la guerra dei Trent’anni sullo sfondo europeo, l’affacciarsi , al termine di questa, di una “ nuova aria di pace”.  Civardi ci riporta dentro la storia con riferimenti documentari,  con un punto di vista che non esclude nulla, né i grandi e gli influenti, né gli umili e i soccombenti. Ci fa conoscere osti e marinai, letterati ed attori, politici e viceré, in una gamma vastissima di situazioni e paesaggi. Le descrizioni sottendono agli ambienti con pennellate di poesia: Napoli, ad esempio, coi suoi colori e la varia sua umanità, i luoghi storici e monumentali, le vite semplici e i grandi passi della storia, le minute vicende quotidiane e gli sconvolgimenti rivoluzionari. Maria è la primogenita di Renzo e di Lucia, la “ bella creatura” che all’inizio del romanzo di Civardi ha sedici anni e cela  dentro di sé un segreto : aspetta un figlio, frutto del suo amore per Filippo, l’aristocratico “debole”, come lo ha definito giustamente Gianfranca Lavezzi, erede indiretto di don Rodrigo e del suo palazzotto. La giovane lascia il paese senza rivelare il proprio segreto alla famiglia, per cercare il padre della bambina che porta in grembo e porlo di fronte alle sue responsabilità. Subito appare evidente che la ragazza incarna un modello nuovo rispetto a Lucia, della quale solo alla fine scopre l’aspetto illuminante di guida. Maria è intraprendente: chiede e vuol sapere, commenta e si esprime, con impeto giovanile forse, ma sempre con intelligenza, fatti e convinzioni correnti, crede dubitando, decisa a trovare la verità, collettiva e personale, senza rinunciare al giudizio. Qui sta la modernità del romanzo, di cui Maria è incarnazione attiva e di cui sono portatori altri grandi personaggi: il capocomico don Gaetano ( che è stato molto apprezzato da Veneroni ), cui Civardi riserva ampio spazio, descrivendo il mondo della commedia dell’arte, corpus in corpore,  con l’attenzione  da sempre impressa al suo lavoro di regista; e poi Sòlomos, il comandante della nave che porta la giovane protagonista a Napoli, dove si è recato Filippo, spinto dall’autoritaria madre  di cui è succube; Sòlomos è spirito innovatore, uomo di scienza nuova, sognante la civiltà perfetta della “Città del Sole”, dove siano i soli sapienti a governare. Una “ricca galleria di personaggi”, ha sottolineato Sisto Capra, che rende l’opera “bellissima, intrigante ed anche dotta”. Ma le note a piè di pagina, numerose, le citazioni di commedie di autori del siglo de oro ispanico e non, di compagnie di teatranti girovaghi, di attori famosi allora, pressoché sconosciuti oggi, di scenari e di autori, di canzonette anacreontiche e di filastrocche popolari, di lazzi e di strambotti, e così via,  frutto della vasta cultura umanistica dell’autore, “non rendono il libro troppo impegnativo”, ha messo in guardia la Chiari, perché “in realtà, è una lettura raffinata, ma lieve”. Ciò in quanto lo spirito con cui Civardi scrive è per sua stessa affermazione ispirato all’umiltà . Egli si chiede, infatti, nella nota introduttiva: “ E’ possibile che i personaggi di un romanzo illustre come i Promessi Sposi rivivano in una storia pensata e scritta, per purissimo piacere, quasi duecento anni dopo?” E si risponde: “Forse sì, a patto che il nuovo autore sia umile e si renda conto che non tutti quei personaggi si possono maneggiare facilmente. E’ il caso di Lucia …” Dunque la fa morire due anni prima , ma non la fa dimenticare, tanto che Gianfranca Lavezzi la dice a ragione “presenza segreta” in tutto il nuovo corso delle vicende. Su tutto, diverso, ma comune col Manzoni, il tema religioso e morale, che comprende ed illumina ogni altro valore, ma che Maria vive in modo assai indipendente dalla madre.  Il finale, ha ribadito Lavezzi, evita intelligentemente l’happy end e apre invece al lettore il respiro ampio di una seconda metà del secolo verso una concezione innovativa  del mondo. Qualcuno ha chiesto all’autore se si può parlare di sequel del romanzo manzoniano. “Lo è per certi versi”, ha risposto, “ma dall’amatissimo padre si stacca per vivere di vita propria, nell’avventurosa ricerca di una nuova strada , disseminata di nuove suggestioni.” Ed ha aggiunto: “L’ho scritto da insegnante, che ha solo cercato mezzi adatti (prima il teatro, poi questo romanzo postmanzoniano) per mantenere e approfondire il rapporto con i suoi studenti”. Del resto è proprio a tutti i suoi cari studenti che l’opera è  stata dedicata. Ottima la veste tipografica, nel giallo pergamena, adattissimo alla bisogna, nelle riproduzioni di stampe seicentesche, nella “Donna in azzurro” di Vermeer in copertina.  E’ pubblicato da Cortocircuito, nella collana Metropolis .

A . Ferrari

(Il Giornale di Pavia)

… ho letto il libro con molto interesse: la mia “felicità mentale” è quella di aver incontrato un “vero” romanzo manzoniano, voglio dire di “fedeltà” – di mente e di spirito – al Manzoni, tradotta in una scrittura precisa, pacata, fluida, che sa bene reggere il sottile, invisibile, prezioso filo della generazione dal grande romanzo.
Qui si portano a compimento le “storie” manzoniane, e significativo mi sembra iniziare con il funerale di don Abbondio: occorrono sacerdoti nuovi, ed eccolo il “nuovo sacerdote” che vien formandosi (non è una cosa semplice) attraverso le figure di don Damiano, don Giulio e, finalmente, padre Salvatore (nome eloquente).
Si compie la “storia” di don Rodrigo: quel palazzotto, in rovina ma capace di riaprire ferite; ed ecco il Griso, figlio ut pater, e il Nibbio, redento e fatto buono, e Renzo, patriarca biblico, che col suo “se ci fosse ancora quel buon frate” riporta in scena fra’ Cristoforo; e Francesca la mercantessa, e Gertrude, pentita e disorientata, ed i servi che ti aiutano, come il “vecchio servitore”, oppure sono succubi e vili, solo capaci di male.
Ma è “il respiro storico” che mi affascina (e le note le ritengo utili, anzi necessarie): questo portare avanti i personaggi dentro la cornice nuova, e sempre dolorosa,dei fatti; non amo i libri “fuori dalla storia” perché penso che il personaggio si definisca proprio dal modo di relazionarsi con gli eventi, e fanno storia quelle pennellate di paesi e città coi loro palazzi o le loro casupole, le loro vie o i loro sentieri, le loro chiese e conventi … i loro tramonti e le loro notti e, sì, i loro rintocchi di campane o il vociare di gente in rivolta. E’ il respiro del tempo.

Ed ecco lei, la protagonista, Maria Tramaglino, personaggio stupendo: ripercorre l’itinerario antico con la tensione d’animo che è la nostra, verso il palazzotto, che fu di don Rodrigo, verso il castello del conte Bernardino, sui passi della madre, la “santa”, ora, che protegge e guida il suo cammino.
Come la madre, Maria ha un suo “addio,monti”: quando oltrepassa le casupole “sorgenti” all’ombra del palazzo e “molte porte erano aperte” e le donne, sugli usci, coi loro bambini la salutano, lei, la figlia della “santa”. Così, il filo invisibile congiunge il vecchio al nuovo. Ancora, Maria “s’inginocchia” nella boscaglia, come Renzo sulla riva dell’Adda, e “prega” sul suo giaciglio, come Renzo, come Lucia nella notte dell’Innominato. E’a questo punto “di congiunzione” tra vecchio e nuovo che Maria attinge la capacità di misurarsi con la realtà (è anche un bel romanzo di formazione), di andarsene, quando questa è l’unica via di possibile salvezza, di affrontare impensabili avventure, che sono “bei racconti” per farci capire come viene trasformandosi lei, Maria, di dentro, riavvicinandosi alla figura della madre, prima contestata …
Eccola al seguito d’una compagnia d’attori, per l’Italia (bella l’idea d’inserire un itinerario che ci passa accanto), eccola alle grandi città: Genova, Napoli, scoperte con la stessa meraviglia di Renzo che scopre Milano; eccola a incontri imprevedibili con personaggi singolari (straordinaria vicenda quella del comandante Sòlomos) o con la bestialità della folla in rivolta (Renzo a Milano): e “lei si sedette a contemplare, restando sola”. Mi sembra momento decisivo del fissarsi dell’identità del personaggio. E quello che legge nella lettera di Filippo mi appare un’affermazione di sé: “Dio si nasconde e sembra non lasciarsi trovare”. E il lamento del carcere (“ho sete”) è il suo, è il nostro, e ripete quello di Cristo in croce, per il quale la risposta, l’unica, è quella di padre Salvatore: “Il dolore o non ha senso o si è accaparrato tutto il senso dell’universo”.
“Solo pregare”, raccomanda padre Salvatore, come pregava Lucia – e fu miracolo – come, ora, esorta a pregare Maria, ed esorta tutti noi, perché noi siamo, oggi, come lei. “Tu credi?” “Non lo so, lo vorrei”.
Maria e Lucia, preghiera e miracolo: miracolo chiede Maria, di miracolo noi abbiamo bisogno, almeno di una “piccola luce” (e perciò Lucia si chiamerà la bambina di Maria) per corrervi incontro.
Per queste ragioni, caro Professore, ho letto con sommo interesse il suo libro: a Lei il mio plauso e il mio grazie.

Lucia Dondoni 

Nella sua Introduzione l’autore si propone ai lettori con umiltà. Ma il romanzo merita realmente un plauso, sia per il coraggio nella scelta di un argomento che sembrerebbe non offrire attrattive al pubblico della nostra troppo frenetica società, sia per il modo in cui egli ha trattato fatti e personaggi, in una prosa colta e scorrevole insieme, che non fa rimpiangere il Manzoni. Maria, la protagonista, ci appare figura moderna, indipendente, attiva. E’ diversa dalla madre e, anche se da lei ha ricevuto un imprinting religioso, mi sembra che in essa non esista quel sentire la nullità del bene terreno per volgere lo sguardo verso l’alto … Maria è determinata a non affidarsi passivamente alla fede, prende in mano le redini del proprio destino, reagisce, assume decisioni, dimostra coraggio e capacità di sopportazione, senza perdere mai la sua istintiva apertura verso l’essere umano. Tutto questo la rende positiva e attuale. Anche l’inserimento della sua storia nel vasto quadro dell’Italia del Seicento e la folla dei personaggi (forse più piccoli che grandi) ripresi dalla fantasia dell’autore creano davanti agli occhi di chi legge l’atmosfera viva di quegli anni: un’atmosfera meno spirituale di quella manzoniana, ma molto reale e più vicina alla gente.

Daniela Tacconi

 

Come da Lei anticipato, in effetti il suo romanzo prende spunto dai Promessi Sposi, ma da esso va gradualmente allontanandosi per mezzo del linguaggio, contemporaneo e scorrevole, delle situazioni e dei luoghi. Proprio per questo parlarne semplicemente come sequel mi sembra riduttivo. Il romanzo mi è piaciuto proprio come, adoperando le sue parole, “bella storia”. E in questo senso ho più volte avvertito il bisogno di rileggerlo. A parte la protagonista Maria, giovane, mi conceda l’espressione (che nessuno durante la presentazione ha osato adoperare), “beat”, ma che con il tempo andrà crescendo in prudenza, semplicemente grandiosi sono i personaggi che incontra, limpide icone di una più o meno sopita o più o meno espressa malinconia. Le mie preferenze: per la suggestione che mi suscitano, vanno alla giovane mamma che canta la ninna nanna per la sua bambina e al Pulcinella che canta , si potrebbe dire, solo per Maria.

Roberto Delmonte

 

La lettura del suo romanzo mi ha lasciato un’impressione viva e felice. L’ho finito con entusiasmo e molto diletto: è  molto ben costruito, una bella macchina narrativa,  con un sottile equilibrio fra invenzione e storia.  Davvero uno strano caso di letteratura della letteratura … bella questa Maria, che salva il comandante Solomos …  e il drammatico rapporto con Pascal … belle le parti della carovana dei commedianti, con lo zio Muto  … il valore del teatro  (ho ripensato ad Amleto) … belle nella prima parte le riprese della Monaca di Monza e del Nibbio, ma soprattutto vivace e riuscita la parte finale, napoletana, con il giusto equilibrio tra i tumulti del 1647 e la storia personale di Maria. Una cosa un po’ affrettata il finale, ma era difficile chiudere … resta un bel lavoro, degno di essere difeso e diffuso. Complimenti  vivissimi .. l’unica mia riserva, lo sa, è la lingua, è questo il grande problema dell’accostarsi a Manzoni, ma non infirma il risultato …  lingua troppo da grembiale domestico, troppo facilona, troppo accontenta tutti, che rischia di non accontentare nessuno, poco individualizzata coi personaggi … ma io sono forse di gusti troppo difficili, mi scusi … Ripeto, Lei ha saputo reinventare, accettando e vincendo una sfida difficilissima … bravo, bravo professore .. sono felice di venire a Broni a presentarla, il 29, a presto!

Roberto Pazzi

 

Il tuo romanzo mi è piaciuto, perché rivela una scrittura originale, che tratta di fatti storici, anche con molti riferimenti a testi e fonti, ma soprattutto attraverso la storia travagliata dell’anima della giovane Maria che lotta per amore … un tema universale, che tocca il cuore di tutti. Complimenti all’autore!!

Alessandra Brigada

 

I libri sono di due tipi: ci sono quelli tipo “passatempo” (che si vendono molto e che oggi, in gran parte, vengono dall’America ..) e si dimenticano, “finiscono” subito dopo averne concluso la lettura; e ci sono quelli che in un certo senso “incominciano” veramente solo quando li si è terminati, cioè i libri che rimangono dentro, che si riprendono e si rimeditano, perché lasciano qualcosa che richiama il lettore a riesplorarli, più volte .. I Promessi Sposi, al di là della eventuale sintonia o non sintonia ideologica del lettore con Manzoni, sono certamente uno di questi, oltre che una perfetta macchina narrativa e il modello fondamentale di tutti i romanzi d’Italia .. Civardi ha voluto “ricominciare” i Promessi Sposi, partendo dalla piccola Maria, la bambina che “nasce” nelle ultimissime righe scritte da Alessandro .. Ha detto Valéry che in una poesia il primo verso è “un dono degli dei”, mentre tutti gli altri sono una fatica che l’autore deve portare a termine: ebbene, qui il “primo verso” è la piccola Maria, dono del Manzoni da lui lasciato per Civardi, un dono bello, ma pesante, perché Civardi si è assunto l’impegno di dare una sostanza di personaggio a chi era solo un nome.  Per fare ciò, Civardi ha dovuto “sfidare” il Manzoni, affrontare il confronto con questo suo grande “doppio”: cosa che avrebbe potuto ridicolizzarlo, ucciderlo .. avere voluto scrivere un sequel dei Promessi Sposi mi era parso, sulle prime, una forma di arroganza o di stolta incoscienza; confesso di avere provato fastidio leggendo le prime pagine, non per la scrittura di Civardi, ma per questa continua e incombente presenza, per l’inevitabile rimando al Manzoni .. Poi, a un certo punto, mi sono accorto che desideravo proseguire, che era scattata quella cosa che Coleridge definisce “la sospensione dell’incredulità”: credevo ormai nella storia di Maria e volevo arrivare alla fine del libro .. qui giunto, ho rimpianto di avere già finito, segno sicuro del successo dell’autore, della sua vittoria nella immane sfida ..

Della prima parte del racconto (quella più “manzoniana”) mi è piaciuta l’inversione dei ruoli di Maria e Filippo rispetto a quelli di Rodrigo e Lucia. Rodrigo, l’aristocratico, pretendeva l’umile Lucia con la forza; ora è l’umile Maria che cerca, insegue, vuole a tutti i costi il nobile padre di sua figlia. Il destino si inverte: Maria è una ribelle, che si scaglia con forza contro le barriere sociali: “Un giorno esploderà una rivolta e questo sistema sarà distrutto!”, dice Maria furibonda a don Damiano, che scuote il capo e risponde:”L’unica rivolta possibile ed efficace … la conosciamo già: si chiama,o meglio si chiamerebbe, Gesù Cristo, Nostro Signore” .. una conclusione straordinaria di un bellissimo e impetuoso dialogo.

Anche le riprese di Gertrude e del Nibbio mi sono piaciute. Gertrude, vecchia e disperata (benché formalmente redenta) in Maria rivede Lucia e poi la figlia perduta .. buona l’idea di evitare l’incontro diretto con L’Innominato, troppo alto personaggio, consegnato comunque alla nostra memoria da un lapidario e bellissimo verso sulla fresca tomba (“Malo fatigatus, at nondum satiatus bono”), senza nome perché anche il nome è superbia .. Civardi ha saputo gestire sia l’elemento della novità sia quello della continuità in questa prima, difficile parte del romanzo ..

Ma sono la seconda e la terza parte, dove Civardi si stacca dal mondo manzoniano, le parti più belle, più libere e fresche, dotate di maggiore felicità d’invenzione: i comici, il comandante, le folle di Napoli .. In particolare, è la parte napoletana quella dove l’autore vola più alto: qui Maria, come Renzo, può confrontarsi con i personaggi e i fatti storici, con i problemi di una “grande rivolta” contro il sistema, la quale fa da cornice e da amplificatore alla sua “piccola” guerra personale. L’incontro, sempre arduo, fra storia e invenzione è risolto altrettanto bene che nei Promessi Sposi .. a proposito, c’è un corredo di note storiche e storico-letterarie davvero notevole ..

(R. Pazzi a Broni, Teatro Carbonetti, 29 settembre,  ore 16-18)

 

 

E’ tanto che volevo scriverti, scusa     il mio silenzio, ma ovviamente mi sarei riservata di scriverti alla fine:     sono a metà percorso e ne sono davvero entusiasta! Sarà certo mia premura,     terminato di leggerlo, comunicarti le mie impressioni … ma  intanto ti dico che mi piace, e riempie     le mie serate … leggo un po’ di pagine prima di addormentarmi, durante la     giornata non avrei tempo, e poi la sera, a letto, è il momento più bello da     dedicare ad un libro. Grazie Bruno, amico prezioso, grazie, mi sono sentita     privilegiata. A presto, con affetto!Filomena CiaurroMi è molto piaciuto, tanto che l’ho     divorato … l’impianto è quello dei Promessi Sposi, che per me sono un     classico … l’ho trovato molto profondo, anche sul piano della ricerca     storica che vi sta sotto … e poi è scritto molto bene, con una cura     particolare delle pause, della punteggiatura … splendida la lettera di     Solomos a Pascal: se è vero che viene dal testo di un tuo studente, quello     doveva essere proprio un tipo geniale …Luisa Fanoli

 

Ho letto il tuo libro e mi è piaciuto molto! La figura di Maria è bellissima e soprattutto attualissima. Maria mi è piaciuta perché è determinata, ha carattere, esattamente come una donna d’oggi, e invece vive qualche secolo fa! Veramente una bella storia, complimenti! Sono inoltre contenta che verrai a Voghera a presentare il libro. Aggiungo che, mentre lo leggevo, pensavo che Isa Maggi dello Sportello Donna di Pavia potrebbe fare una riflessione e un parallelo tra le donne di oggi e Maria Tramaglino! Ciao, a presto!

Sabrina Ruggeri

“Noi il Paradiso lo abbiamo da sempre perduto, e dobbiamo riconquistarcelo ogni momento” … Ecco, carissimo, è da qualche giorno che ho finito di leggere il tuo bellissimo libro, quello che caramente mi hai regalato: Maria Tramaglino .. ancora ti ringrazio. E’stata una lettura che mi ha accompagnata nelle sere anche un po’ solitarie .. appassionante e affascinante come la sua protagonista, avventurosa .. in lei rivediamo molti di noi, in quella ricerca di amore di cui sentiamo e viviamo il vuoto. E il suo arrivo a Napoli, in quel periodo terra di rivoluzione .. ma è qui che Maria cerca la verità. Grazie ancora caro Bruno, anche a te Felici Auguri di un Sereno Natale.

Filomena Ciaurro

 

Gentile Professor Civardi,
ho trovato il Suo libro davvero stimolante e all’altezza dell’ardua sfida in  cui, decidendo di porsi come continuatore di Manzoni, si è cimentato: per nulla  un atto di hybris! Spero piuttosto di non essere io a deluderLa, in qualche modo …

(N.B. con un articolo o saggio sulla continuità  e sulle reminiscenze del Manzoni in Maria Tramaglino).

Francesco De Nicola

 

Il libro é molto delicato e ben contestualizzato storicamente. Trovo il linguaggio e lo stile narrativo assai rigorosi, ma nello stesso tempo squisitamente fruibili, anche dal mondo degli studenti, che hanno tanto bisogno di risorse di un certo valore “estetico”. Bravo davvero e complimenti per la ” gentilezza” del tuo lavoro.

Sabina Depaoli

Caro Bruno, sono pronta. Pista di lettura soprattutto filosofica. Tema della ricerca dell’identità di Maria, donna moderna, intelligente, dinamica … Altra suggestione: la lettera del comandante Solomos a Pascal, con il rapporto tra ragione e fede, razionalismo aperto alla trascendenza di Pascal contro razionalismo autosufficiente.
Ti ribadisco: molto precisa la contestualizzazione storica. Suggestiva la Napoli seicentesca affollata e rumorosa. E alla fine di tutto, comunque, il lettore si gode la grande spiritualità del trionfo del
bene, dell’amore, nonostante la morte di Don Filippo. Una storia molto delicata, come ti ho già detto … non ti anticipo altro. Ci vediamo domani, alle 17 alla Ticinum. In bocca al lupo …

Sabina Depaoli

 

Passioni e sofferenze d’amore caratterizzano questo avvincente romanzo, scritto in uno stile chiaro ed elegante, che coinvolge e stimola alla lettura. Un comandante di nave (Solomos) che legge Bacone e Cartesio; un potente (Filippo) che parla di uguaglianza naturale e di assurde differenze tra gli uomini: due “progressisti” – si direbbe forse oggi – costituiscono, a ben vedere, i protagonisti della “salvezza” di Maria dopo tante vicende burrascose. E’ facile intuire come un elevato livello di coscienza possa essere fondamentale per garantire corrette relazioni tra le persone. Considerando anche la bella compagnia dei comici (e qualche altra figura), possiamo dire che il romanzo è popolato da una schiera di personaggi illuminati, grazie ai quali la storia riesce a contrastare e isolare i vari Gomez e Goyas, intesi un po’ come le metafore della violenza e della disonestà. Complimenti all’autore.

Gian Piero Vercesi

 

Buongiorno, professore! Come va? Le scrivo per comunicarle che ho finito di leggere il suo libro, “Maria Tramaglino”, e per congratularmi con lei per il magnifico lavoro attuato. Lei ha tentato un’impresa davvero ardua nel voler dare un seguito al romanzo manzoniano “I Promessi Sposi” ed il risultato è stato davvero buono! Lei ha creato un libro originale, innanzitutto, sia dal punto di vista della storia (che oltre ad essere originale è plausibile) sia dal punto di vista delle scelte narrative, le quali non fanno mai perdere il filo delle vicende, ma anzi accentuano l’attenzione sullo svolgersi degli eventi; inoltre è riuscito a far trasparire nella sua opera l’amore che prova per le lettere e la letteratura, con citazioni di libri e note esplicative, sempre pertinenti con la continuazione dei fatti, e non essendo mai eccessivo: mentre il libro manzoniano, a mio parere, lo è a volte, perché inserisce troppe descrizioni e troppi commenti che possono causare sia che l’attenzione si allontani dalla vicenda, sia che il lettore si annoi … cosa che invece col suo libro non mi è successa. Il numero di pagine del racconto non è troppo esteso, cosa che io credo positiva poiché potrebbe invogliare a leggere anche quelli che non sono “lettori accaniti”. Il risultato non è perfettamente “manzoniano”, ma è giusto così, dato che lei e Manzoni siete persone diverse e vivete in epoche differenti; ed inoltre è positivo perché Manzoni, pur avendo fatto uno dei grandi romanzi della storia, è a volte troppo dispersivo e oggi il suo non è un libro che viene apprezzato da tutti. Le faccio dunque ancora vivissimi complimenti per il suo lavoro e la ringrazio per avermi permesso di leggere il suo libro; se vuole, pubblichi pure questo commento assieme agli altri, nella pagina di facebook. Grazie ancora e arrivederci!

Stefano Gavina

 

Autore nuovo sì alla prosa romanzesca, ma già sperimentato e laureato nella repubblica delle lettere quale poeta, Bruno Civardi (Stradella, 1950), di formazione antichistica, forte di una pluridecennale prassi didattica di italiano e latino nel liceo scientifico, che gli ha dato anche l’opportunità di confrontarsi con il teatro greco in sensibili rivisitazioni di quei grandiosi drammi, si misura ora con un classico, anzi con un gigante della nostra letteratura, Alessandro Manzoni, scrivendo un romanzo (Maria Tramaglino, Cortocircuito, 2011) scientemente concepito e realizzato quale continuazione de I Promessi Sposi. Potrebbe con agio essere tacciato di hybris, ma sarebbe accusa davvero ingenerosa e ingiusta (…) il romanzo manzoniano appare rivisto e continuato attraverso il filtro della sua ormai secolare interpretazione e tradizione esegetica, ma senza che ciò nulla tolga alla naturalezza dello sguardo e alla freschezza dell’invenzione (mai comunque ingenua) del nuovo autore, in virtù delle letture da lui coltivate nella sua milizia scolastica e soprattutto nel silenzio della propria esperienza di uomo. Se dunque I Promessi Sposi sono stati ritenuti, a ragione o a torto, “il romanzo della Provvidenza”, Maria Tramaglino può definirsi come il romanzo della dialettica inquieta di ragione e fede …
Prof. Francesco De Nicola
(dal saggio “Fra le pieghe del Manzoni continuato di Bruno Civardi”)

 

 Bruno Civardi porta Maria e Manzoni fino a … Masaniello

Un sequel dei Promessi Sposi, sì, ma anche la storia di un viaggio-pellegrinaggio, di una ricerca amorosa(con sfumature da thriller) e un romanzo di formazione. Tanti racconti al prezzo di uno, insomma, nel libro Maria Tramaglino, la figlia di Renzo e Lucia (edizioni Cortocircuito) che l’autore Bruno Civardi, insegnante di Stradella e uomo di teatro (soprattutto per i suoi ragazzi), ha presentato giovedì sera sotto la Torre Pusterla a Casalpusterlengo per la rassegna Ogni giovedì l’estate è a Casale. I giovedì sotto la Torre. La serata (tra l’altro beneficiata di uno spettacolare chiaro di luna) è stata condotta da Romilda Merli, che ha intervistato lo scrittore, mentre Stefano Cesari ha letto alcune pagine del libro, intervallato dagli interventi musicali (con brani di Bach e Mozart) eseguiti da Matteo Cremonesi (maestro di clarinetto dell’Accademia Gerundia di Lodi) e del giovanissimo Matteo Pinciroli (suo allievo nell’Accademia stessa). Un libro interessante, quello di Civardi, ormai prossimo alla pensione, dedicato ai suoi allievi e all’amore per l’insegnamento e la letteratura. Civardi è certo partito da Alessandro Manzoni (c’è Renzo ma non Lucia, c’è il Nibbio, ma non l’Innominato, c’è la Monaca di Monza ma non don Abbondio); ma con una certa autonomia, sempre più marcata nel corso delle pagine, fino all’epilogo napoletano e al coinvolgimento della sedicenne Maria nei tumulti di Masaniello. La vita è continuata insomma, quella degli umili come quella dei potenti, la micro come la macrostoria (tutto da dimostrare, come già per Manzoni, se sia più importante quella dei tanti umili o quella dei pochi – e sinceramente sempre spocchiosi – potenti). Ma l’intelligenza dell’autore consta in almeno due aspetti: il primo è l’elemento narratologico, in bilico tra la storia vera e propria (documentata da Civardi, che narra il Seicento visto come secolo anche della commedia dell’arte e della rivoluzione scientifica) e la finzione, nel segno della credibilità e della verosimiglianza; il secondo è l’ottica, non così provvidenziale come in Manzoni,ma piena di dubbi, a cavallo tra fede e ragione in dialettica tensione. Ne esce un’opera aperta, con un personaggio, quello di Maria appunto, moderno, inquieto e dinamico, in un libro scritto attraverso un linguaggio semplice, ma non banale, che stimola ciò che sempre dovrebbe caratterizzare, come minimo, un romanzo: la voglia cioè di vedere come va a finire.

 Dario Paladini