Il buon professore …

I

Ama i giovani e il proprio lavoro, crede nel valore dell’insegnamento e nelle possibilità di ogni  studente.

II

A volte si illude su di loro, li vorrebbe tutti bravi (e buoni), ma … non è così, purtroppo. Cercate comunque di non deluderlo, come lui cercherà di non deludere voi.

III

E’ competente, aggiornato. E’ puntuale, preciso, ordinato. Si prepara compiti e lezioni, sa programmare e programmarsi al meglio. Si sa, deve dare l’esempio … anche se spesso gli studenti, in tutta consapevolezza, si guardano bene dal seguirlo!

IV

E’ onesto. Se dimentica qualcosa o commette un errore (nessuno è perfetto … ), lo riconosce e sa chiedere scusa. Provate a fare altrettanto.

V

E’ severo, soprattutto con chi non fa il proprio dovere, o si comporta moralmente male. Ma è giusto. Tutti dovrebbero saperlo e avere fiducia in lui (preferibile se ciecamente … ). Non fa preferenze, non ha pregiudizi, non è prigioniero di stupidi schemi, non si fissa sulle valutazioni, sa aspettare e cogliere i cambiamenti. E’ pignolo, ma non rigido, insomma.

VI

Comunica e discute obiettivi e criteri di  valutazione ed ascolta le esigenze dei singoli e della classe nel suo insieme. Per quanto possibile, cerca di accordarsi con gli studenti sulle scadenze vitali della scuola (compiti in classe, interrogazioni, ecc.), ben sapendo quanto siano traumatiche ed abominevoli tali esperienze per i poveri, delicatissimi scolaretti. Lascia che questi facciano proposte e richieste, che osservino e si esprimano su ogni cosa, anche se tutti devono rispettare (ci mancherebbe) le conclusioni, le decisioni, i giudizi che, alla fine, se Dio vuole, il professore formulerà.

VII

E’ paziente. Anzi, si propone di essere sempre olimpicamente sereno, poiché sa che la vera forza di un prof. consiste nella sua capacità di controllo e di equilibrio. Ma se voi o i vostri genitori (ce ne sono di assurdi, lo sapete benissimo) volete proprio farlo andare in bestia … beh, anche i prof. nel loro piccolo si incazzano.

VIII

Si rende conto che cinque o sei ore di lezione sono durette e quindi le interrompe, ogni tanto, per fare due chiacchiere, per una confidenza, per qualche innocua battuta o per una barzelletta, forse vecchia, ma  – quando l’orologio viaggia verso le tredici – non la si butta via … Naturalmente, queste pause si possono concedere se non si è troppo indietro con il programma, incubo incombente in eterno su tutta la razza dei prof.

IX

A proposito di barzellette: un buon prof. non si offende di certo se gli studenti prendono in giro i suoi difettucci, quelli che lui considera le sue grandi virtù … ma fatelo con garbo, mi raccomando: solo così lo scherzo è segno di affetto.

X

Può anche giocare a pallone. Quale genitore non si ricorda le partite (bruttissime, ma mitiche) tra alunni e professori? Tuttavia, dopo i cinquant’anni, non chiedeteglielo più. Un prof. (di materie umanistiche specialmente) è un tipo contemplativo, non va in palestra e odia allenarsi: potrebbe venirgli un infarto. Lo vorreste proprio morto?

XI

Un buon professore sa parlare sempre con il giusto linguaggio. Sa dare stimoli, è innovativo. A volte deve consolare, incoraggiare. A volte capisce che deve accontentarsi. L’importante è il dialogo, e fondamentale è risolvere i problemi dei ragazzi. Il prof. non fa lo psicologo … ma se psicologo non è, non è un prof. Un po’ d’amore aiuta e suggerisce che i ragazzi vanno sempre e comunque ascoltati, perché i loro problemi sono sempre e comunque importanti, come lo erano per il prof. quand’era ragazzo, e scolaro lui pure. Basta che nessuno si approfitti e lo meni per il naso, se no … cfr. articolo VII.

XII

In conclusione, un buon professore non pensa solo a spiegare e dare voti, ma tende a ricuperare e coinvolgere i suoi studenti sotto ogni aspetto, didattico ed umano. Bello. E facile a dirsi, ma come si fa? Bisogna che si comporti in modo tale che neppure gli eventuali bocciati sentano di odiarlo … è un miracolo, però può accadere.

 

Da ricordare sempre:

“Melius docent pueros qui similes illis videntur” (Petrarca).

In Italiano, per i somari: “Meglio sanno insegnare ai giovani quelli che appaiono simili a loro”.

“Chi insegna non pensi di compiere un dovere, ma un atto d’amore” (Quintiliano).

 

Ma fatalmente arriva il momento del congedo