civardi1Risponderei che sono stato, e sono, un professore: uno di quelli che hanno scelto il mestiere di restare a scuola anche da adulti, cercando di insegnare agli studenti ciò che il programma scolastico prevede (e un po’, se non soprattutto, quello che non prevede).

Giunto alla pensione, chissà se ho davvero realizzato qualcosa di buono: ci ho provato, questo sì, dedicando parecchio delle mie forze alle generazioni di studenti che anno dopo anno si succedevano nelle mie classi.

 

Laureato in Lettere Classiche a Pavia nel 1973, ho incominciato a darmi da fare, anche per contribuire al mantenimento della famiglia che mia moglie Maddalena ed io avevamo formato già in quello stesso anno: supplenze, lezioni private, e la bella esperienza delle Scuole Civiche Serali per Studenti Lavoratori, organizzate dai Comuni di Broni e Stradella (1973-1978).

Ricordo i versi della Lode dell’imparare di Bertolt Brecht, che comparivano sui manifesti ad ogni apertura dei corsi:

 

 

Impara quel che è più semplice!

Per quelli il cui tempo è venuto

non è mai troppo tardi!

 

Impara l’abc; non basta, ma

imparalo! E non ti venga a noia!

Comincia! devi sapere tutto, tu!

Tu devi prendere il potere.

 

Impara, uomo all’ospizio!

Impara, uomo in prigione!

Impara, donna in cucina!

Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.

 

Frequenta la scuola, senzatetto!

Acquista il sapere, tu che hai freddo!

Affamato, afferra il libro: è un’arma.

Tu devi prendere il potere.

 

Non avere paura di chiedere, compagno!

Non lasciarti influenzare,

verifica tu stesso!

Quel che non sai tu stesso,

non lo saprai.

 

Controlla il conto,

sei tu che lo devi pagare.

Punta il dito su ogni voce,

chiedi: e questo, perché?

Tu devi prendere il potere.

 

Bruno CivardiOra posso sorridere della carica ideologica di cui tali versi trasudano: eppure qualcosa di assolutamente vero c’è, ed è il valore concreto, liberatorio, della cultura. I miei studenti di quaranta o cinquant’anni, che la sera (dopo una giornata di lavoro) trovavano ancora la forza per chinarsi sui libri, lo avevano capito.

Nel 1975/76 ottengo la nomina a tempo indeterminato nella Scuola Media: insegno quell’anno a Belgioioso, e poi a Stradella, a Villanterio e finalmente, come professore di ruolo, a Montù Beccaria, dove rimango dal 1978 al 1983. Mia moglie è mia collega e spesso abbiamo gli stessi alunni. Di quel periodo conservo un ottimo ricordo: ragazzi fondamentalmente buoni e onesti, abituati a lavorare o in alternativa ad accettare senza proteste i giudizi più severi, se meritati. Molto diversi dai troppi ineducati e viziati rampolli delle città di oggi. Alcuni di loro li avrei ritrovati con piacere, molti anni dopo, in veste di genitori dei miei studenti liceali …

Nel 1983/84 sono trasferito alla Scuola Media di Stradella, dove rimango due anni. Quindi la svolta: avendo affrontato e vinto i concorsi per le superiori, lascio la scuola dell’obbligo ed approdo al liceo, esattamente al Liceo Scientifico “Camillo Golgi”, di Broni. Qui ho insegnato ventisei anni, fino alla pensione (1985/86 – 2010/11).

Ed ecco il mio dodecalogo