BRUNO CIVARDI
Insufficienti Armonie
Diario poetico 1965-2019 – Genesi Editrice, Torino 2020
Bisogna subito dire che questa non è semplicemente una raccolta di poesie, ma un vero “libro” provvisto di una sua ratio ben riconoscibile, attraverso cui l’autore ci propone un ideale consuntivo della propria vita, dalla scoperta adolescenziale della parola poetica sino alla tarda maturità. Quasi un romanzo di formazione alla maniera della Vita nuova dantesca, alla quale si apparenta anche per il potente valore conoscitivo assegnato all’amore. E a proposito di Dante, non si può non sottolineare subito l’epigrafe che compare in apertura, tratta da un passo anche teologicamente cruciale del Purgatorio (XXII, 60-61). In questo romanzo c’è proprio tutto Bruno. Il suo lavoro di docente di lettere e la passione di letterato militante. I ricordi d’infanzia, i paesaggi familiari di Stradella e dintorni (le passeggiate con il nonno a Montalino). Naturalmente la fede, tutt’altro che pacificante ma piuttosto tesa a un franco colloquio con un Dio a cui si può (si deve?) chiedere conto del male del mondo. E persino la politica, però interpretata soprattutto attraverso un risentito filtro morale. Ma infine, o meglio in principio, ci sono gli affetti domestici. Le due figlie Chiara ed Elisa, una terza figlia perduta prima della nascita, ma riconosciuta e chiamata per nome, quello manzoniano di Lucia (Maria Tramaglino si intitola non per nulla un intonato romanzo di Civardi). Soprattutto la moglie Maddalena, che lo ha accompagnato nella scoperta della “vita nuova” prima di lasciarlo troppo presto per il solito male inguaribile (non però incurabile, come dimostrano qui certe struggenti versi, per esempio nella poesia I tempi del tempo).
È inevitabilmente un libro retrospettivo, ma altrettanto inevitabilmente vitale. Come confessa con candore in Premessa, Bruno ha voluto metterci anche una scelta di testi che risalgono al 1965 (quando aveva 15 anni!) e che sente ancora parte importante di sé, non semplicemente affettuosa memoria. Ho anzi il sospetto che, come Foscolo con il suo Ortis giovanile, il nostro poeta abbia rielaborato anche successivamente quei materiali sentendoli appunto come una cosa viva.
Ma, come ho detto all’inizio, questo è soprattutto un “libro”, perché le sue diverse parti si combinano con coerenza e corrispondono – per usare una brutta parola – a una precisa “struttura” …
(dalla Prefazione di Gianni Mussini)
