IL RE E IL DIO
COMMENTI
COMMENTI DEGLI SPETTATORI dopo lo spettacolo di Broni (15 maggio 2010)
“Grande armonia d’insieme, il più perfetto di tutti gli spettacoli allestiti in questi anni … non sfigurerà di certo al Fraschini, né in qualsiasi altro teatro vogliate andare …” (prof. Virginio Mazzocchi, Liceo Taramelli, Pavia)
“Questi ragazzi sono stati così bravi che io, a mano a mano che lo spettacolo procedeva, mi dicevo: non possono essere veri, qui c’è un trucco … complimenti al professor Civardi e a tutto il Liceo Scientifico, una istituzione scolastica ricca di importanti iniziative e di validi docenti, che Broni, questo devo dirlo, si pregia di avere nel proprio territorio …” (prof. Ernesto Bongiorni, Assessore alla Cultura, Broni)
“Lo riconosco: meritano effettivamente di partecipare al Festival di Siracusa …” (prof. Teresio Nardi, Dirigente Scolastico IIS Faravelli-Golgi)
“Siamo contenti di avere ospitato questo spettacolo, che per tutta la sua durata è rimasto ad un livello alto di qualità …” (don Mario Bonati, Parroco)
“Quando c’ero io al liceo, non facevate queste cose, peccato … ma tu, papà, che cosa gli dai da fumare, ai tuoi studenti … ?” (dott.ssa Elisa Civardi, Policlinico S. Matteo, Pavia)
“Un gran lavoro, di straordinario valore educativo …” (prof.ssa Giuseppina Ghioni, Liceo Scientifico, Broni)
“Complimenti vivissimi, caro Bruno, per aver diretto e per averci proposto uno spettacolo davvero stupefacente e complesso, tanto ricco e stimolante … hai saputo cavar fuori dai tuoi ragazzi il meglio di loro stessi, facendo loro attingere una recitazione intensa e profondamente partecipata e costruendo una rappresentazione piena di forti emozioni! Grazie di cuore e, in attesa di rivederlo a Stradella, auguri vivissimi per il futuro del gruppo!” (prof. Mario Castini, Liceo Copernico, Pavia)
“Tanti, tanti complimenti, prof … ancora una volta può vantare di aver portato il suo spettacolo a un livello più alto! Ammetto di avere provato invidia per i ragazzi sul palco … si goda la serata con i suoi attori, perché questa è la vostra serata, io lo so bene … a presto, e ancora congratulazioni!” (Cecilia Baldini, universitaria, ex studentessa del liceo e attrice)
“Purtroppo avevo già acquistato i biglietti per Milan – Juventus, e ho dovuto vedere l’epilogo di un triste campionato … ma ho saputo, e ne ero sicuro, che è stato un successone! A presto. Suo Ulisse” (dott. Filippo Brandolini, ex studente del liceo e attore)
“Davvero complimenti: temi molto complessi, ma che è bene oggi affrontare, in tutti i luoghi in cui ognuno può dare testimonianza …” (dott.ssa Silvia Piva, Stradella)
“Caro Bruno, sono felicissima ed ero sicura del successo, conoscendo la tua cura … metterò la notizia dello spettacolo e della replica di Stradella sul sito del CRIMTA, e resto in attesa del video, che rubricheremo, come gli altri … a presto, e complimenti a tutti, cominciando da te” (prof.ssa Anna Beltrametti, Drammaturgia Classica, Dipartimento Scienze dell’Antichità, Università di Pavia)
COMMENTI prima o dopo lo spettacolo di Stradella (21 maggio 2010)
“Caro Bruno, stavolta non potrò essere presente … ma abbraccio te e i tuoi super attori, che certamente ripeteranno la prestazione di Broni … vi sono molto vicina, con affetto” (prof.ssa Angela Sclavi, Liceo Scientifico, Broni)
“Ciao Bruno, devo farti i complimenti. Mi avevano detto che era bello, ma è andato oltre ogni aspettativa. Non era affatto una prestazione scolastica … !!! Inoltre, a parte la recitazione, che per certi personaggi era veramente molto valida – Dioniso in primis, ma anche Tiresia, Penteo, Cadmo, Agave, i messaggeri … – ho trovato molto bella l’idea del confronto con i passi del Vangelo e l’invito ad attualizzarne la lettura … questo istituto ha tante valide risorse, che potrebbero collaborare meglio in vista di traguardi eccellenti … ciò non toglie nulla al tuo operare, che è di altissimo livello. Più che un insegnante, ti definirei un Maestro, nel senso classico del termine” (prof. Salvatore Salzano, IIS Faravelli, IPSIA, Stradella)
“Non è stato semplice teatro scolastico, ma vero teatro … ” (prof. Umberto Parisi, IIS Faravelli, Stradella)
“Complimenti per la rappresentazione di venerdì sera. Sono rimasta molto colpita per la grande competenza e la professionalità dimostrate. Forse … dovrebbero venire qui da Parigi, per imparare, e non viceversa …” (dott.ssa Marina Merlini, Progetto Learning Weeck, Regione Lombardia, Comunità Europea)
“Un abbraccio a tutti quanti da una Salisburgo annegata nella pioggia … vi avevo già fatto un grande in bocca al lupo, perché teneste duro, ma sapevo che siete fortissimi, non avevo dubbi circa il successo … stamani tocca a me. Dall’Austria con furore, a presto” (Maestro Giangiacomo Pinardi)
“Noi il laboratorio teatrale l’abbiamo visto nascere … ma voi l’avete fatto crescere! Complimenti al prof. Civardi e ai suoi studenti – attori, aspettando la prossima opera” (dott. Simone Scarani, ex studente del liceo e attore)
“Se, per assurdo, domani – sabato 22 maggio 2010 – uscisse in edicola una Gazzetta del Teatro, il titolo sarebbe sicuramente questo: CIVA COLPISCE ANCORA, UN ALTRO MIRACOLO DEI SUOI STUDENTI ATTORI … a parte gli scherzi, complimenti a tutti! Siete stati davvero grandi!” (Paolo Dallagiovanna, universitario, ex studente del liceo e attore)
“I miei complimenti, prof! Ieri sera ho apprezzato davvero molto: avete fatto un lavoro eccellente. Gli attori sono stati tutti bravissimi, anche se personalmente mi ha colpito in particolar modo Simone Carli, ovvero Tiresia … a presto. Il Satiro” (Valerio Radicelli, universitario, ex studente del liceo e attore)
“Interpreti preparatissimi, hanno saputo coinvolgere il pubblico, che era tutto attento …” (Giampiero Bellinzona, Comandante Polizia Municipale, Stradella)
“Una tragedia vera e propria, difficile, non certo uno spettacolo di tipo nazional-popolare, come poteva essere stato Il Ciclope … eppure tutti stavano concentrati a seguirlo, né gli attori hanno sbagliato nulla” (arch. Claudio Civardi, Stradella)
“Il Professore era proprio uguale a te, gli attori – tutti molto preparati – hanno retto bene l’impegno e bene interpretato ciascuno il proprio ruolo; complimenti particolari a Federica Tosca, Michele Curedda e Paolo Calderoni, chiamato a un impegno assai diverso e più difficile di quelli cui era abituato … la tradizione teatrale del liceo deve a tutti i costi proseguire!” (Annamaria Sforza, insegnante elementare, Stradella)
“Carissimo Bruno, … come sempre tu individui opere che sono non solo moderne, ma di una miracolosa attualità. Hai dato anche qualche punzecchiatura, e forse di più, a certi politici : se non lo volevi, il risultato è però quello. Hai soprattutto centrato a livello psicologico quello che avviene in questa età evolutiva dei ragazzi, guidandoli a chiarirsi e a governare da una parte i flussi vitali tipici di questi anni e dall’altra l’approdo al pensiero formale e razionale … che dire del lavoro, così come lo hai realizzato? Manifesta competenza, ma anche una passione che tuttavia non deborda mai, anzi ti dà l’energia per continuare. E tante altre cose ci sarebbero da dire, entrando nello specifico … ancora complimenti, con tanto affetto” (prof. Giovanni Campo, Stradella)
“Scelta coraggiosa quella di far confrontare dei ragazzi con le Baccanti di Euripide, la tragedia per antonomasia del mondo antico … un testo complesso e ricco di mille sfaccettature, in grado di rivelare nuovi livelli di lettura ogni volta che lo si prende in mano: un’opera teatrale che può mettere in difficoltà anche gli attori più consumati.
Lo spettacolo ha presentato, a mio avviso, numerosi aspetti positivi. A partire dalla originalissima scelta di calare l’opera all’interno di una cornice metateatrale: una scena scolastica, in cui un docente (ricalcato, in modo piacevolmente ironico, sulla reale figura del responsabile dello spettacolo stesso) presenta i contenuti principali del testo ad un gruppo di allievi, commentando l’azione scenica, creando momenti di sospensione della tensione drammatica e nel contempo consentendo allo spettatore una riflessione e una personale rielaborazione di quanto osservato. Valida anche la chiave di lettura scelta: all’interno del mare magnum delle possibili interpretazioni del testo, si è scelto di privilegiare quella che, a conti fatti, presenta maggiori fondamenti e soprattutto spunti di attualizzazione: ovvero il rapporto conflittuale tra la ragion di stato e la religione, l’inconciliabilità del potere temporale con quello spirituale.
La scenografia, essenziale, è risultata pienamente funzionale, così come efficaci sono state le scelte musicali. Anche la regia è stata positiva: se è vero che, in più di una occasione, le interpretazioni sono sembrate eccessivamente caricate sul piano emotivo, è altrettanto vero che ciò è la causa prima del grande impatto esercitato sul pubblico (che non sempre appare così coinvolto …), in quanto tali interpretazioni sono state direttamente, letteralmente, partorite dai ragazzi attori, i quali, nel processo di immedesimazione nei personaggi del dramma, hanno enfatizzato i caratteri peculiari dei vari protagonisti, trovando dentro di sé e portando alla luce anche lati della loro personalità nascosti o comunque poco noti a loro stessi …
Sempre nel campo delle scelte di regia, mi è sembrato decisamente apprezzabile il tentativo di riproporre l’impianto formale della tragedia greca, alternando recitazione e coreografie, creando e utilizzando un coro, nel caso specifico quello delle ménadi, vero portavoce dell’ideologia e del punto di vista dell’autore (o anche dei suoi interrogativi).
Tirando le fila di quanto detto, lo spettacolo è da giudicare molto positivo, ricco di spunti di riflessione, ben condotto dai suoi responsabili e adeguatamente sentito e interpretato dai ragazzi”
(prof. Carlo Pedrazzini, Liceo Scientifico, Broni)
“Dovrebbero darti la torre civica … te la sei proprio meritata!” (dott.ssa Anna Abelli, Stradella) – La medesima ha fatto poi pervenire al sindaco di Stradella la relativa petizione, in questi termini:
I sottoscritti … segnalano per il conferimento della benemerenza “Torre Civica 2010” il prof. Bruno Civardi, per l’impegno profuso in questi ultimi anni nell’ambito didattico e formativo. Con il suo lavoro e la sua dedizione ha contribuito ad avvicinare tanti studenti alla passione per il teatro, alla consapevolezza dello spirito di collaborazione e all’importanza della cultura …
A questi si aggiungono le valutazioni e gli apprezzamenti del prof. Pierangelo Lombardi, Sindaco di Stradella; della dott.ssa Lucia Rovati, Presidente della Consulta per la Pace, e del dott. Italo Calvi; del dott. Siro Brondoni, Presidente della Biblioteca Civica di Stradella; e dei rappresentanti del Teatro Fraschini venuti da Pavia, il dott. Beppe Soggetti e la dott.ssa Fabrizia Ghisolfi Cupella …
COMMENTI dopo lo spettacolo del Fraschini (15 maggio 2011)
“Era la prima volta che vedevo all’opera questo gruppo, e non mi sarei mai aspettata un livello così alto. La vostra bravura è dimostrata dall’attenzione del pubblico, dal connubio attore-spettatore che avete saputo instaurare. Sono orgogliosa di voi. Civardi ha incominciato, poi è venuta Morini: in futuro altri verranno, perché la scuola non può rinunciare alla didattica della teatralità. Il teatro, antico e moderno, sarà sempre per noi un punto di riferimento … e forse anche altre forme verranno”.
(dott.ssa Piera Capitelli, Dirigente Scolastico IIS Faravelli)
“Oggi prendo atto della sensibilità che la buona scuola dimostra nei confronti di quella cultura che ancora ci appartiene, ci caratterizza e ci può salvare, insegnando ai giovani il senso critico. Il coraggio di Bruno Civardi è stato ammirevole, in quanto ha scelto di misurarsi con uno dei capolavori assoluti dell’umanità, una tragedia tanto profonda e difficile da far tremar le vene e i polsi … La traduzione, i tagli, le integrazioni si sono amalgamati alla perfezione, e il testo così ricostruito ci ha messi di fronte a temi e problemi vivi, in particolare l’arroganza del potere (kràtos) e la forza morale delle tradizioni e dello spirito (dynamis). Un altro merito del testo è l’aver sottolineato la continuità con il Cristianesimo, che ha assorbito il dionisismo con la potenza del desiderio e della speranza. Finché ci saranno questi giovani, avremo una società sensibile e critica. Viva il teatro! … (prof.ssa Anna Beltrametti – Dipartimento di Scienze dell’Antichità – Drammaturgia Antica – Università di Pavia, 15 maggio, ore 16.30, dal palcoscenico)
“Caro Bruno, ancora un grazie a te, ai tuoi ragazzi, ai tuoi collaboratori, per il lavoro intelligente e formativo che avete fatto. Tu non hai insegnato solo teatro classico, ma hai fornito ai tuoi studenti tecniche e linguaggi di cui potranno un giorno avvalersi e soprattutto, cosa più importante, hai dato loro il vero senso della cultura. Mi auguro che la pensione non significhi per te addio ai tuoi interessi, ma la possibilità di coltivarli meglio. La scuola dovrebbe lasciarti l’incarico e la fiducia per continuare il tuo laboratorio, e portarlo al più presto a Siracusa …” 16 maggio
(prof.ssa Anna Beltrametti – Dipartimento di Scienze dell’Antichità – Drammaturgia Antica – Università di Pavia)
“E’ stato uno spettacolo veramente degno di nota. Per chi conosce il mondo classico e la tragedia è facile intuire il grande lavoro che hai fatto con gli studenti del liceo scientifico, che non studiano né lingua né letteratura greca. Ma hai anche riadattato completamente il testo, introducendo alcune parti che hanno permesso, a chi non conosceva l’opera e la profondità dei suoi argomenti, di rendersene conto. L’attenzione del pubblico durante tutta la rappresentazione lo dimostra ampiamente. Tu hai introdotto gli studenti in un mondo che fa riflettere su questioni fondamentali dell’esistenza, e non è cosa facile. Li hai portati a partecipare in modo appassionato alla rappresentazione delle Baccanti, dando il meglio di sé. Davvero grandissimi complimenti per il lavoro compiuto, guidando i tuoi studenti! Hai contribuito a formarli, fornendo loro strumenti culturali veramente magnifici!”
(prof. Ezio Barbieri – Dipartimento di Storia e Scienze Medioevali – Università di Pavia)
“E’ stato uno spettacolo veramente bellissimo! I suoi ragazzi hanno saputo interpretare benissimo le loro parti, nelle quali si sono calati in maniera splendida. Inoltre, gli interventi degli attori che rappresentavano il Professore con i suoi Studenti hanno aiutato molto la comprensione della tragedia, anche nei suoi aspetti più misteriosi e reconditi. Anche gli abiti e gli oggetti erano bellissimi e hanno contribuito a dare un tocco in più allo spettacolo. Come la scenografia, semplice ma di grande impatto. E poi, secondo me, il teatro è fatto di tre momenti importanti: capire che cosa l’autore voleva dire; capire quali sensazioni provano i personaggi; trasmettere quelle sensazioni al pubblico. La terza è la cosa più difficile, quasi come qualcosa di empatico: e i suoi alunni sono perfettamente riusciti anche in questo intento. E’ stato davvero molto bello: non posso che fare i miei complimenti, sia a lei, sia ai ragazzi, sia a tutte quelle persone che hanno lavorato dietro le quinte. Inoltre trovo molto azzeccato mettere in scena una tragedia di Euripide, anziché qualcosa di moderno: perché, senza i Greci, l’Uomo non avrebbe mai visto nascere il teatro! E’ stato affascinante: se fossimo nell’Ottocento, potremmo dire che si è raggiunto il sublime .. Grazie, Prof: lei è un grande!”
(Alessandro Pandini, studente – Liceo Galilei, Sezione Classica, Voghera)
COMMENTI DEGLI STUDENTI ATTORI durante il laboratorio
FEDERICA TOSCA (4A, Dioniso)
Dioniso: un personaggio molto particolare, affascinante. Anche un po’ inquietante, se vogliamo. In lui si fondono fanciullezza e maturità, ingenuità e calcolo, slanci di generosità e meschina grettezza: in una parola, ragione e istinto, con le loro rispettive e mutevoli sfaccettature. Dioniso è la massima espressione dei sentimenti, dei capricci, degli impulsi più contrastanti ed intensi attribuibili a un immortale del mito greco; ma nel contempo si discosta di molto dalla comune immagine di un dio dell’Olimpo: e ciò è dimostrato anche dal fatto che i Greci stessi impiegarono qualche tempo ad accettarlo fra le divinità olimpiche. Il ruolo che mi è stato affidato non rappresenta in senso stretto qualche “valore” umano, ma piuttosto una componente fondamentale del nostro animo, che è stata spesso combattuta e respinta, ma che non potrà mai del tutto essere tacitata: la forza dei sensi, l’elemento naturale, cui si oppone la cultura (qui simboleggiata in Penteo). La superficiale interpretazione di Dioniso come dio del vino e dell’ebbrezza riduce quasi a caricatura un insieme molto più ampio di elementi di cui egli era manifestazione ed è ancora portatore nella tragedia di Euripide: volontà ora di pace e dolcezza, ora di lotta e vendetta, orgoglio di una origine superiore e soprannaturale, rabbia di non essere accettato, ma anzi calunniato dal popolo della sua città natale e dai suoi stessi parenti mortali. Immagini discontinue e inafferrabili, come nel racconto del pastore messaggero. Alla fine prevale la volontà di punizione, implacabile e beffarda: è proprio di un dio amare all’infinito, e odiare altrettanto, dirà alla fine della tragedia.
Sarà difficilissimo rendere con efficacia una personalità così complessa, ma per me si tratta di una sfida intrigante, anche divertente, che voglio vincere a tutti i costi. Sono stata subito attratta da queste “Baccanti”, dai giochi di forza che la storia mette in campo, dalle domande che suscita senza impartire giudizi definitivi. Questo laboratorio teatrale è un’occasione unica per portare alla luce molte delle inquietudini che giacciono nel nostro profondo e per esprimerle, se non altro, con la chiarezza dell’arte. E nulla è meglio del ruolo di Dioniso per tale operazione di conoscenza. Perciò mi impegnerò il più possibile a far sì che la nostra rappresentazione riesca a tradurre in atto tutte le sue potenzialità. Speriamo bene!
GIULIA MARIA BREGA (3A, Prima Studentessa)
Avevo partecipato alle recite scolastiche delle elementari, ma questa è tutta un’altra cosa. E’ un laboratorio molto impegnativo, su un testo difficile, che però ha le carte per diventare uno spettacolo molto bello. Lo dico soprattutto per i personaggi che vi compaiono: sono talmente diversi che, leggendo le parti, sembra di leggere frammenti di tanti drammi differenti: eppure tutti insieme creano un’atmosfera a dir poco coinvolgente. Inutile dire quanto sia poi difficile interpretare ruoli tragici di questo livello, personaggi così complessi. Bisogna dimenticare se stessi e diventare un dio, o un re, un sacerdote, o una baccante … ho detto dimenticare se stessi perché proprio di questo si tratta: dobbiamo costruire uno spettacolo talmente complesso dal punto di vista emotivo che, dire semplicemente: lo recitiamo, sarebbe una limitazione; credo che a fine anno molti miei compagni sentiranno di essere davvero i loro personaggi. L’inizio è stato traumatico: si ha paura di sbagliare, anche di fronte al pubblico costituito dal gruppo, ognuno dei quali è spaventato quanto gli altri. Ma che razza di attori pensiamo di diventare, se abbiamo paura di un pubblico?
Un’altra cosa che stiamo imparando è l’autocritica. Dobbiamo apprendere a capire, autonomamente, cosa e perché stiamo sbagliando. Insomma, è un’esperienza formativa, dove alla fine ci conosceremo tutti meglio, come del resto ci avevano già preannunciato gli studenti-attori degli anni passati. Un punto dolente, per me, è l’esternazione delle emozioni, e questo anche se la mia parte non richiede un particolare sforzo emotivo, essendo esterna alla tragedia. Mi spiego con un esempio concreto. Nella scena conclusiva, Agave piange il figlio Penteo, insieme all’anziano padre Cadmo. Sono sopraffatti dal dolore, e si lasciano andare a grida di angoscia e di rabbia. Non sembra facile neppure a leggerlo, figuriamoci a rappresentarlo! Ebbene, come esercizio, ognuno di noi doveva provare questo grido … Io (come molte altre fra le ragazze) non ci sono riuscita. Ed è tremendamente frustrante, in quanto non so se non ci sono riuscita perché incapace veramente di provare emozioni ad un livello più alto di tensione, o solo perché impacciata nel simulare il dolore ( che pure ho vissuto nella mia vita, benché in forma certamente più blanda, per fortuna). Ho dunque avuto la conferma del mio carattere, fin troppo controllato, disadatto a sfogare qualsiasi sentimento. Io i sentimenti non li esprimo, e basta. Però sono contenta, perché forse, imparando ad esternare in modo così amplificato emozioni che nella realtà non mi appartengono, imparerò anche ad esprimere quello che provo. Forse.
CARLO CAPORALI (3A, Primo Soldato)
Le Baccanti sono una storia straordinaria, e proprio per questo difficilissima da interpretare, soprattutto per dei ragazzi. Durante gli incontri con il professor Civardi, dopo alcuni esercizi preparatori, proviamo e riproviamo più volte le scene, per trovare la voce giusta, il gesto o l’atteggiamento giusto; ma è tutto molto difficile, perché i modi in cui si può interpretare una parte sono infiniti e sta a noi trovare quello adatto, o almeno accettabile. Io, che non ho molte battute da dire, pensavo all’inizio che in questo impegno non ci fosse nulla di speciale … con il tempo mi sono reso conto che questo soldato, nel suo breve annuncio, deve trasmettere un fiume di emozioni, tra loro anche contrastanti, poiché vanno dal rigore e dalla freddezza tipiche della disciplina militare all’apprezzamento dei valori della dignità, della pietà e della dolcezza, per finire con lo stupore e il timore della scoperta del miracolo. La cosa che più di tutte mi stimola è la consapevolezza che, insieme con i miei compagni, sto costruendo qualcosa di bello e di importante, in grado (se realizzato bene) di sorprendere ed emozionare il pubblico. In tal senso, trovo assai interessante il confronto proposto dal nostro testo fra Dioniso e Cristo da una parte, Penteo e Pilato dall’altra. Spero infine che nelle scene in cui dovrò stare immobile, con lancia e scudo, non mi venga da starnutire … se no, Civardi mi ammazza!
MICHELE CUREDDA (3A, Primo Messaggero)
Come prima impressione, direi che questo laboratorio teatrale mi risulta molto interessante: la trama della storia è avvincente, i personaggi sono tutti portatori di grandi emozioni, dall’euforia al dolore più atroce, dalla meraviglia all’orrore assoluto. Dopo solo un mese dall’inizio delle prove, già si registrano progressi notevoli da parte di tutti gli interpreti; e ad ogni incontro tutti ci diamo consigli su come enfatizzare le nostre varie parti, e spesso si aggiungono o si tagliano o si modificano parole, sempre per aumentare gli effetti, il pathos che dobbiamo comunicare al nostro futuro pubblico. Insomma, ci si aiuta a vicenda, in un reciproco lavoro di tipo “maieutico”.
A me hanno affidato la parte di un messaggero, un giovane pastore del Citerone. Compaio solo in una scena e non devo fare balletti o canti particolari: devo però recitare un lungo monologo, diviso in due parti. Nella prima descrivo una sorta di “paradiso dionisiaco” (e quindi evidenzio i toni della meraviglia e dell’incanto); nella seconda racconto invece tutto l’opposto (e pertanto cerco di suscitare emozioni assai marcate, quali la paura e l’orrore). Non è per niente facile … ma, come progetto, non è affatto male.
SIMONE FERRO (3A, Secondo Messaggero)
Fin da subito, il professore ci ha chiesto di dare il massimo, di imparare a memoria la parte (per potere da subito studiarne la interpretazione), di entrare nelle situazioni, nella mentalità di personaggi antichi di millenni. Qualcuno di noi sembra avercela già fatta, chissà come … io sinceramente provo una fatica incredibile, e l’unica consolazione è che non sono il solo. Anche le ragazze del coro sono piuttosto impacciate: devo dire però che la loro parte mi sembra difficilissima. Il professore ci aveva avvertiti: “Bisognerà metterci tanto impegno, come e più che in una materia scolastica!”. Dovremo dare tutto di noi stessi, per ricavarne uno spettacolo degno di quelli classici.
ANTONIO LENTI (3A, Il Professore)
Questo laboratorio teatrale ci terrà impegnati per tutto l’anno ed io, per almeno un anno, sarò “il Professore”: infatti l’autore del testo e vero regista di esso non intende anche recitare, ma ha bisogno di essere in qualche modo sul palcoscenico, per cui mi ha incaricato di fungere da suo “doppio”. Questo è il ruolo che mi tocca: ditemi se vi sembra facile! A parte gli scherzi, essendo il Professore un personaggio esterno alla tragedia, penso che la sua interpretazione risulti più semplice che non quella di Agave, Penteo o Cadmo. Durante le prove mi sforzo di cambiare il tono della mia voce, di renderlo più grave e profondo; e di trasmettere a chi mi vede e ascolta l’atteggiamento tipico di una persona dotata di cultura e di severa saggezza. Mi immagino un Professore non particolarmente giovane, non affatto stravagante, bensì piuttosto anziano, con grande esperienza, e soprattutto desideroso di condividere il suo sapere con le nuove generazioni: gli Studenti lo attorniano incuriositi, fanno domande e ascoltano con attenzione le risposte, perché lui non tollera comportamenti sciocchi e troppo informali. Dà e pretende impegno, però è un tipo garbato, cortese. In parte somiglia a Civardi, in parte no …
JACOPO PELIZZA (3A, Cadmo)
La tragedia è molto impegnativa; e come se non bastasse, oltre alle parti originali, il copione prevede situazioni, battute e personaggi aggiunti, che di certo rendono l’opera più ricca e interessante, ma nello stesso tempo la complicano. La mia parte (quella dell’anziano Cadmo, nonno del re Penteo) mi piace molto e conto di riuscire a metterla in scena con successo. Fare questa esperienza mi incuriosiva: fin dagli scorsi anni ero rimasto colpito dalla bravura degli studenti attori usciti dal laboratorio teatrale del nostro liceo, e quando mi è stato offerto di entrare nel gruppo del Progetto Baccanti ho accettato immediatamente. La scena finale, in cui devo fare rinsavire mia figlia Agave, assassina inconsapevole di suo figlio, è certo la più grandiosa e difficile: dovrò recitare il dialogo con lei dimostrando un enorme dolore e una rabbia impotente e trattenuta … ci vorranno ancora molti duri sforzi.
VALENTINA PISOTTI (3A, Agave)
Non ho mai pensato che fosse semplice realizzare uno spettacolo teatrale di questo tipo, ma il lavoro, benché appena agli inizi, è risultato più duro di ogni aspettativa. Il professore mi ha affidato la parte di Agave, e si attende da me grande senso di responsabilità, grande impegno e, soprattutto, grandi risultati. Devo quindi cercare dentro me stessa, scavare in qualche oscuro e misterioso fondo dell’inconscio, per trovare la voce ed i gesti della madre folle, che entra in scena ancora incosciente, tutta lorda di sangue e con la testa mozza del figlio tra le mani. Ruolo difficilissimo, soprattutto per una ragazza della mia età, serena, calma e riflessiva per sua natura …. Devo scoprire dentro di me e portare alla luce l’urlo di dolore, follia e rabbia che meglio si addica al contesto. Se non sarò credibile, potrei causare il fallimento di tutto lo spettacolo! Forse la parte sarebbe stata più adatta a qualche personalità bizzarra, un poco “pazza” … ma il professore ha voluto me: farò dunque del mio meglio, questo è certo.
ANDREA ROBONE (3A, Secondo Soldato)
La mia parte è breve, e può apparire secondaria; per questo, all’inizio, non l’avevo presa troppo sul serio. Ma poi mi sono reso conto che anche in poche parole dovevo saper trasmettere molte emozioni. Allora mi sono quasi spaventato: non ero più sicuro di essere in grado di recitare, di assumere un impegno importante e duraturo. Ora però, dopo i primi incontri, mi sento fortunato ad avere l’opportunità di partecipare a questa esperienza, che sento già intensa e gratificante.
EMANUELE CASALI (2A, Secondo Studente)
Non è la prima volta che calco un palcoscenico, ma è senz’altro la prima volta che affronto un livello di difficoltà tanto elevato. E’ davvero teatro. Il professore è una persona colta, amante in particolare delle antichità classiche, e coinvolgendoci in questo impegno ha voluto avvicinarci il più possibile al mondo mitico e tragico della Grecia. Il gruppo scelto ha in tal modo l’opportunità di condividere un momento significativo di crescita culturale, e umana. Penso che tutti se ne rendano conto, perché noto una grande partecipazione, la volontà di ben figurare, di esibirsi con successo, qui e altrove, forse anche a Siracusa, dove si svolge un autorevole concorso di spettacoli classici. Si sta formando un solido gruppo, unito da un interesse e un obiettivo comune. Io faccio parte di quella specie di “piccolo coro”, formato da un Professore e dai suoi Studenti, che segue e commenta in chiave moderna lo svolgersi del dramma antico. E’ un’esperienza molto interessante, che cercherò di concludere al meglio, vincendo ogni mia paura …
GIULIA GIANNONI (2A, CORO delle Baccanti, terza voce)
Il compito mio e di tutto il gruppo è di realizzare questo spettacolo nel migliore dei modi possibile: ritengo che la difficoltà maggiore sia quella di rappresentare credibilmente situazioni inimmaginabili nel nostro contesto quotidiano, estreme e macabre. Io faccio parte delle baccanti, le “ambasciatrici” del culto dionisiaco. Declamiamo brani corali che sottolineano ed enfatizzano le imprese del nostro dio: provando e riprovando, dovremmo riuscire a trasmettere agli spettatori il nostro totale coinvolgimento nel mondo di Dioniso.
Per me è un’esperienza nuova, e non avrei mai creduto che i nostri “maestri” (Civardi, Pinardi) riuscissero a comunicarci la loro passione per il teatro in così poche lezioni. Eppure, anche se il debutto è ancora lontano, già non vedo l’ora di verificare i risultati di questa attività. Voglio dare tutta me stessa, in tutte le rappresentazioni che si potranno mettere in scena: animata da questo spirito, ogni volta che provo mi sembra di immedesimarmi sempre di più nel mio personaggio e un poco già mi sento nell’atmosfera dell’antica Grecia …
MARCO LANDONE (2A, L’Uomo folle)
Il laboratorio teatrale mi è piaciuto fin dalla prima lezione, e credo che ci riserverà ancora molte altre belle sorprese. Io ho una parte breve, e nello stesso tempo complessa. Non è tra le più difficili, ma è comunque importante e impegnativa, soprattutto per chi non ha mai recitato … Il gruppo però è molto affiatato e ha molta voglia di fare. Il prof. Civardi ci guida magistralmente in questa avventura, dandoci consigli e dimostrazioni, approfondendo ogni elemento del testo e criticando, giustamente, ogni nostro difetto: insomma, vuole la perfezione. Il progetto mi piace e sono contento di farne parte; certo è difficile, ma ce la voglio mettere tutta per riuscire al meglio. Le prime volte ero quasi in imbarazzo, non sapevo come comportarmi, come dire le mie battute, quale tono adoperare. Poi, con l’aiuto del prof, ho scoperto che i toni devono cambiare, anche in una stessa frase, ed è proprio qui il segreto del teatro …
CHIARA MARCHET (2A, CORO delle Baccanti, quarta voce)
Gli studenti – attori degli anni passati mi avevano avvertita: interpretare un personaggio lontano dal mondo attuale è molto difficile, calarsi nei pensieri, nelle azioni, nelle parole e nei gesti dei protagonisti del mito richiede uno sforzo enorme. Non si tratta semplicemente di studiare e di ripetere a memoria la parte assegnata: dobbiamo comprendere l’autore, cogliere il nostro personaggio, capire come poteva ragionare, quale ruolo occupava all’interno del suo mondo, e cercare di rappresentare tutto questo al meglio. La tragedia è piena di personaggi complessi e ambigui, a partire da Dioniso. I ruoli difficili sono molti: Dioniso stesso, Penteo, Agave, Tiresia, e altri ancora. E’ difficile solo immaginare come possano dei ragazzi di oggi entrare in questi ruoli con un minimo di credibilità. Subito, al primo incontro di prova, mi sono resa conto di come sia realmente difficile recitare. Dobbiamo innanzi tutto capire i significati che l’opera vuole trasmettere, quelli veri, nascosti tra una riga e l’altra. Col procedere del lavoro, l’opera incomincia a prendere forma, e già sentiamo l’ansia e la paura del palcoscenico …
Ma sono contenta del mio ruolo: una voce ed un corpo dentro il coro delle baccanti. Noi non dialoghiamo con gli altri personaggi, ma abbiamo il compito di innalzare invocazioni, di declamare brani poetici anche assai impegnativi, che fanno da commento alla storia. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere ed incantare il pubblico, in momenti che dovranno essere una vera esplosione di vitalità. Sommando alle parole pronunciate la musica ed alcuni semplici, ma decisivi, passi di danza avremo uno spettacolo di grande atmosfera.
FEDERICA MELLIA (2A, CORO delle Baccanti, quinta voce)
Credo che questo progetto non abbia solo lo scopo di riunire un gruppo di studenti perché mettano in scena un’opera, sia pure di contenuto più che elevato. E’ un impegno molto serio e una esperienza significativa, che non bisogna affrontare con superficialità, in quanto può contribuire, a suo modo, a rafforzare la personalità dei partecipanti, spingendoli a scavare e a trovare dentro di sé il loro lato migliore. E’ inoltre una terapia d’urto contro la timidezza ed ogni sorta di impaccio, una liberazione delle proprie migliori energie. Il mio ruolo, quello di baccante, mi sembra particolarmente adatto a tutto questo …
CATERINA PIETRA (2A, CORO delle Baccanti, sesta voce)
Recitare, immedesimarsi in un personaggio, emozionarsi per una situazione, trasmettere emozioni: tutto questo fa parte di ciò in cui mi sono cimentata. E dire che non ho esperienze di recitazione: non ho mai fatto nulla che possa solamente sfiorare il livello delle Baccanti di Euripide. Devo essere sincera. In principio ho preso l’impegno un po’ alla leggera; ma già dopo le prime prove la mia visione d’insieme è mutata del tutto. La mia parte è quella di baccante, dentro un gruppo di sei ragazze: un ruolo importante nella tragedia greca, diverso da tutti gli altri e molto impegnativo. La maggior parte della nostra recitazione è costituita da brani corali, tramite i quali dobbiamo commentare la vicenda, mettendo a nudo noi stesse e l’animo degli altri personaggi. Forse è giusto dire che dobbiamo “mettere a nudo” anche il pubblico, o almeno aiutarlo a mettersi a nudo …
La collaborazione e la complicità saranno fondamentali per la riuscita. Mi sento coinvolta e abbastanza a mio agio, più che se dovessi interpretare un altro ruolo. Certo è complesso anche questo, e l’idea poi che dovrò partecipare a elaborate coreografie mi mette ansia: qui entrerà in gioco la coordinazione e bisognerà che sia perfetta. Per fortuna siamo assistite da persone esperte, pronte a darci i giusti consigli in ogni momento. Le Baccanti sono una tragedia molto forte, con scene a volte assai drammatiche, e non è facile né immediato estrinsecare simili sensazioni. Ci impegniamo molto, qualcuno riesce già bene, altri devono provare più volte per ottenere qualcosa di accettabile … ma siamo un bel gruppo e ce la faremo.
ANDREA POZZI (2A, Primo Studente)
Frequentavo ancora le scuole medie, quando ho sentito parlare per la prima volta del laboratorio teatrale del nostro liceo. Da allora ho sempre nutrito curiosità e interesse per questo impegno. Avevo anche parlato con alcuni ragazzi che allora ne facevano parte, e tutti cercavano di farmi capire che l’esperienza del teatro contribuisce molto alla formazione personale: se sei davvero intenzionato a parteciparvi “con tutto te stesso”, l’esperienza in qualche modo riesce a cambiarti, poco o tanto che sia. Mi dicevano che è necessario mettersi in gioco, affrontare tutte le paure che possono sorgere in un adolescente: per esempio, parlare (anzi, recitare!) in pubblico, esponendosi al giudizio degli spettatori sulle tue capacità. Perché allora intraprendere questa cosa, se comporta simili prove? Quegli stessi ragazzi assicuravano che le emozioni del debutto e delle varie esibizioni sono qualcosa di ineguagliabile, valgono ogni fatica e sofferenza. Infatti, se tutto va bene, il ragazzo attore passa da uno stato di forte tensione ad uno di estrema soddisfazione, in quanto vede realizzato e apprezzato il lavoro per cui ha speso le proprie energie psicofisiche durante un anno intero. Insomma, ascoltando i nostri predecessori, sembra che ci siano motivi più che sufficienti per accettare questa sfida. Mi ritengo dunque fortunato di essere stato scelto per queste “Baccanti”, e spero di riuscire ad interpretare al meglio il mio piccolo ruolo. Non devo immedesimarmi in un re o in dio antico, ma devo solo essere me stesso, ovvero uno studente, nel modo più naturale e realistico possibile. Posso farcela. Altre parti richiedono invece una enfatizzazione estrema della recitazione e, vedendo all’opera i compagni impegnati in quei ruoli, mi rendo conto di come sia difficile calarsi nella dimensione tragica.
PAOLO CALDERONI (2C, Penteo)
Preferisco non dire nulla sul mio personaggio, che devo ancora studiare e conoscere bene. Non è certo un personaggio qualsiasi, essendo l’antagonista del dio Dioniso. Dirò soltanto che questo progetto è un’occasione da non perdere, perché rappresenta un modo per fare nuove conoscenze, per apprendere o approfondire importanti elementi di cultura, per sapere qualcosa di più sul teatro, e in particolare sul teatro greco.
BEATRICE STURLA (2C, CORO delle Baccanti, seconda voce)
Penso che questo laboratorio sia stato per tutti una proposta interessante, ma anche e soprattutto utile, proprio perché ci obbliga a lavorare su una tragedia di Euripide. Infatti, gli alunni di un liceo scientifico non sono chiamati a studiare la letteratura greca e normalmente escono dalla scuola senza conoscere alcun autore greco (tranne, forse, un poco di Omero). Perciò si tratta per noi di una opportunità culturale aggiuntiva. Il coro tragico di cui faccio parte è poi l’elemento più caratteristico e significativo di quell’antico teatro. Infine la partecipazione a questo progetto ci permette di conoscere meglio ragazzi e ragazze di altre classi, e di confrontarci con loro, restando sempre in un ambiente educativo.
GINEVRA RASENTI (1B, CORO delle Baccanti, prima voce)
Quest’anno il progetto teatrale del Liceo (Progetto Baccanti) si presenta particolarmente impegnativo, ma anche molto coinvolgente ed eccitante: il rifacimento della tragedia euripidea che ci è stato proposto di interpretare risulta tutt’altro che facile e richiede una buona dose di dedizione. Siamo comunque un bel gruppo e tutti interessati a questa esperienza, che giudico educativa e piacevole nello stesso tempo. Lavoriamo sempre insieme, e ciò ci unisce molto. E’ anche un modo per avvicinare i ragazzi al mondo del teatro classico, il che non è poco importante. Io sono stata designata “corifea”, prima voce del coro di baccanti: un ruolo che si accorda con il mio carattere e la mia ironia, e mi permetterà di esprimermi al meglio sul palcoscenico.
IL COMMENTO DEL PROFESSORE REGISTA
L’adolescenza, passaggio determinante per la formazione della persona, è divenuta nella nostra società una sorta di corridoio sempre più lungo e stretto, in fondo al quale spesso ne incomincia un altro, e poi un altro ancora, e così via. Noi adulti dobbiamo cercare dei varchi che ci introducano in questo corridoio e ci permettano di sorvegliare il processo di crescita delle nuove generazioni, stando loro vicini e comunicando con esse; attraverso questi varchi, solo quando sia davvero necessario, siamo inoltre chiamati a intervenire, senza troppo interferire, affinché l’educazione possa restare in qualche modo autonoma. Ognuno infatti dovrebbe potersi autoeducare, con la discreta assistenza dell’adulto e nel continuo confronto con propri coetanei. Io penso che il laboratorio teatrale rappresenti uno di questi varchi: una finestra fra le più adatte a guardare dentro quel corridoio, nel mondo dei giovani, nella loro capacità di assumere e svolgere un impegno di qualità. Ho affermato più volte di non essere un regista, ma sempre e soltanto un professore; non nego tuttavia che esista una forte affinità, o addirittura una naturale contiguità, fra i due ruoli. Dico quindi a tutti i colleghi, e a tutti gli adulti in genere, che l’esperienza del fare teatro ci consente di penetrare nelle dinamiche di un gruppo giovanile a volte assai a fondo e senza incontrare tutte quelle resistenze che si incontrano in altre situazioni; spesso è come ritornare giovani insieme con i giovani, creando con il loro insostituibile aiuto qualcosa di bello e di importante, che ci fa sentire tutti quanti, paritariamente, collaboratori di uno stesso progetto, complici tutti di un “bell’imbroglio”, qual è appunto uno spettacolo affascinante e complesso, sul tipo delle Baccanti (anzi, in questo caso, una interpretazione delle Baccanti).
Il teatro permette a noi educatori di tornare a educarci, induce noi adulti stessi a conoscerci meglio: tanto più ciò accade con gli studenti-attori. Sono certo che, se domandassi a ciascuno di loro, all’atto della chiusura del sipario: “Ora che hai fatto questo, conosci meglio te stesso oppure no?”, tutti risponderebbero: “Sì, e conosco meglio anche gli altri”. Ciò vale ovviamente anche per il professore-regista e per quanti cooperano con lui, e infine per il pubblico che assiste agli spettacoli. In sostanza, noi insegniamo loro alcune, piccole, cose e loro ce ne insegnano tante altre, spesso più grandi.
Ringraziamoli dunque, perché sono riusciti a fare queste Baccanti (trasmettendoci, con l’intensità propria della comunicazione spettacolare, profondi argomenti di riflessione); e perché, facendo questo, hanno compiuto un passo in più verso la meta della loro maturità: il che significa verso il futuro di tutti. Io credo infatti che queste Baccanti siano un successo, non solo dei nostri studenti, ma della nostra scuola e della nostra comunità civile nel suo complesso.