IL CICLOPE
PERSONAGGI E TEMI
Abbiamo cercato di dare a tutti i nostri personaggi, anche a quelli minori, una soddisfacente caratterizzazione psicologica, atta a esprimere e sostenere le tematiche da noi evidenziate.
Anfitrite è una madre preoccupata, tanto da perdere l’imperturbabilità propria degli Dei.
Polifemo, la cui natura non sarebbe del tutto ignobile e brutale, ha deciso, dopo il rifiuto di Galatea, di comportarsi “da ciclope” e, come tale, affonda sempre più nella solitudine e nella bestialità. Ma anch’egli, almeno in parte, è una vittima, benché forse non gli si possa attribuire il concetto tragico del tò pàthos èmathe, “il dolore insegna”. Si tratta comunque di un Polifemo ingentilito, sulla falsariga degli Idilli di Teocrito (Siracusa, 310-250 av. Cr.), uno dei maggiori poeti della Grecità ellenistica: dal suo Ciclope deriva il canto lamentoso rivolto a Galatea, che costituisce il III stasimo del nostro testo.
Ulisse appare freddo e cinico, più dantesco e machiavellico che omerico, e adopera il pugno di ferro con i suoi uomini, di cui è leader indiscusso, nonostante il malcontento che lo circonda. Non mancano in lui richiami all’Ulisse di Alfred Tennyson (1809-1892) e a quello decadente tratteggiato presso di noi da Pascoli e D’Annunzio. Tra i marinai, troviamo due figure derivate dall’Odissea (Euriloco ed Elpenore), una creazione virgiliana (Achemenide) e un personaggio di assoluta invenzione (Socrates). Euriloco, cugino di Ulisse e suo vice, è un ambizioso, minato dall’invidia, ma stolto e vile; Elpenore (che in Omero è destinato a morire cadendo dal tetto della casa di Circe, cfr. Odissea, XI) non appare cattivo, ma debole di carattere e di intelletto; Socrates, immaginario antenato del celebre filosofo, è il più saggio di tutti, cui tocca il compito di prendere coscienza della brutalità insita nell’uomo e di morire nel tentativo di sconfiggerla. Ad Achemenide, amico di Elpenore e a lui abbastanza simile per carattere, la sorte riserva invece di chiudere il dramma con la responsabilità di trovare la nuova patria indicata da Telemo. A questi si aggiungono tre infelici e anonimi marinai veneti, assunti da Ulisse “con contratto a termine” e destinati a finire nella pancia di Polifemo. Per quanto riguarda il coro, composto nell’originale euripideo dai ricordati Satiri, qui è articolato in diverse presenze. I marinai stessi fanno spesso da coro, ma la parte principale spetta al gregge di Polifemo, costituito dall’Ariete (che sostituisce la figura di Sileno) e da quattro pecorelle, i cui graziosi e arcadici nomi sono Vello di neve, Dolcelana, Paffutina e Bel Belato.
Anche queste creature hanno una loro psicologia, a metà fra l’animale e l’umano, e vivono per tutta la storia nell’incertezza tra l’amore verso la physis, la natura (quindi anche la fedeltà al mondo di Polifemo) e l’attrazione verso la civiltà del nòmos, la Grecia.
Completano il cast delle parti corali tre Ciclopi e tre Ciclopesse, cui è affidata l’espressione del grottesco e del truculento, per quanto in chiave ironica e comica. Chiudono l’elenco dei personaggi la bella ninfa del mare Galatea, dal cuore gonfio di rimorsi per l’incanto spezzato, ed il vecchio e saggio Telemo, mago e indovino, cui tocca esprimere la morale della vicenda. Galatea è personaggio del mito, citato da Teocrito e da Ovidio, mentre al buon Telemo, che “profetando invecchiava” tra i Ciclopi, fa cenno il Polifemo dell’Odissea (IX, 508-512).
In conclusione, questi sono i testi e gli autori con cui si è giocato al gioco della intertestualità:
Euripide, Il Ciclope
Omero, Odissea, IX, vv. 105-566
Teocrito, Idilli, XI (Il Ciclope)
Luciano, Dialoghi marini, I (Il Ciclope e Poseidone)
Virgilio, Eneide, III, vv. 568-683
Ovidio, Metamorfosi, XIII
Igino, Favole, CXXV, 1-5
A. Tennyson, Ulisse
G. Pascoli, Poemi Conviviali, L’ultimo viaggio
U. Magnani, Frammenti, Del tempo delle origini
Bardotti-Baldazzi-Dalla, Itaca