IL RE E IL DIO

La divina potenza, misconosciuta e offesa, si abbatte con forza terribile sul piccolo e presuntuoso potere umano che progettava una società ordinata e tranquilla, esente da ogni irrazionalismo ed insensibile ai brividi del sacro. Agave, la madre accecata da Dioniso, che non riconosce ed uccide il frutto delle proprie viscere, assurge allora a simbolo di un mondo impazzito, il quale, pretendendo di negare ogni spazio al divino, rischia di uccidere se stesso, tagliando via da sè le proprie radici vitali.

La crisi che oggi sta vivendo la civiltà occidentale si era già manifestata nell’Atene di Euripide, ed aveva forse convinto il vecchio e laico poeta a riflettere sul valore positivo, o comunque ineludibile, della dimensione religiosa. Ma se in Grecia, dopo Dioniso e gli altri dei, venne Cristo a riempire il vuoto, ora – se Cristo dovesse veramente morire – chi potrà mai salvarci dall’abisso, dalla fine della nostra civiltà?

Queste sono le domande che lo spettacolo intende suscitare, presentando un Professore con i suoi Studenti, intento a mettere in scena un rifacimento delle Baccanti, in cui viene esplicitamente dichiarato il parallelismo fra Dioniso e Cristo.

Il Re e il DIo
“I doni più grandi ci vengono dalla follia”

da Platone