IL PERIODICO, LUGLIO 2011 – di Oliviero Maggi

A BRONI C’E’ IL LICEO FARAVELLI, CHE INSEGNA IL LABORATORIO TEATRALE AI RAGAZZI

Da più di 10 anni gli studenti del Liceo Scientifico di Broni, oggi Istituto Faravelli-Golgi, hanno la possibilità di mettere in scena opere dei più grandi autori, teatrali e no: in particolare Euripide, ma ultimamente anche Machiavelli e Wilde. Tutto questo grazie alla passione e allo straordinario impegno del prof. Bruno Civardi, responsabile del laboratorio teatrale della scuola, coadiuvato negli anni più recenti dalla professoressa Maria Cristina Morini.

  • Civardi, quando nasce il laboratorio teatrale?
  • Nasce oltre 10 anni fa, negli anni 1999-2000, da una vittoria ad un concorso per testi teatrali a Sulmona, dove erano stati organizzati incontri e iniziative sulla figura di papa Celestino V. Il testo da noi presentato (Il papa angelico) vinse il primo premio. Andammo a Sulmona e al momento del ritiro del premio ecco che i ragazzi del liceo locale mettono in scena il nostro testo. Bellissima sorpresa! Ci siamo detti: perché non incominciare anche a Broni un’esperienza teatrale?
  • Perché avete scelto proprio il teatro?
  • La scelta è nata innanzi tutto dalla concezione che il teatro abbia una valenza educativa e contribuisca alla formazione dei ragazzi all’interno del percorso scolastico. E poi l’altra motivazione è stata quella di provare a giocare una carta nuova, mettendosi in gioco.
  • Qual è l’approccio dei ragazzi a tale esperienza?
  • I ragazzi reagiscono sempre bene: molti si divertono, nei limiti delle possibilità, molti ne traggono veri Alla fine si sentono più sicuri,perché ci hanno messo la faccia, si sono (come dicevo) messi in gioco. Il teatro serve anche come piccola terapia, per piccoli casi di disagio.
  • Civardi, nelle sue rappresentazioni ha sempre scelto tematiche non facili, ma molto attuali: l’assurdità della guerra, come nella “Ifigenia”, il rapporto fra potere politico e religioso, come ne “Il re e il dio”, ecc. Come mai queste scelte?
  • Essendo un professore (non un regista) e avendo frequentato Lettere Classiche, sono portato a conoscere di più il teatro greco, che considero la madre di tutti i teatri, proprio perché vi vengono trattati temi universalmente attuali. Io conosco bene questo tipo di teatro e quindi sono stato spinto a pescare in questo grande patrimonio. Anche la prof. Anna Beltrametti, docente di Storia del Teatro Greco all’Università di Pavia, che è stata ospite ai nostri spettacoli, ha sottolineato la grande attualità del teatro greco.

(…)

  • Quindi secondo voi il teatro a scuola è un’esperienza positiva?
  • Certamente, perché permette di conoscerci meglio: noi conosciamo meglio i nostri studenti e loro approfondiscono il rapporto con noi. Inoltre è un’esperienza positiva perché è ricca di soddisfazioni: ci sono i riconoscimenti dei colleghi e delle istituzioni, e queste son tutte gratificazioni per il lavoro svolto. Spesso tuttavia il nostro lavoro viene sminuito, non valorizzato come dovrebbe. Molti non sanno che dietro alla rappresentazione finale non c’è solo la recitazione del momento, ma tutto un cammino preparatorio, gli approfondimenti culturali, la realizzazione delle scene, delle coreografie, i vestiti, ecc.
  • E le famiglie degli “attori” sono soddisfatte di questa esperienza dei loro figli?
  • La risposta delle famiglie è ottima. Non solo perché hanno la gioia di vedere i loro figli sul palcoscenico, ma anche perché li sentono recitare pezzi importanti, da Euripide a Oscar Wilde, e ricordare in positivo l’esperienza vissuta.
  • Con il passare degli anni il laboratorio è diventato famoso perfino all’estero …
  • In un primo tempo, mettevamo in scena le rappresentazioni a Broni, nell’aula magna del liceo. Poi al teatro dell’oratorio, sempre a Broni. Quindi abbiamo pensato di farle a Stradella, prima in Sala Brambilla, poi nel bellissimo Teatro Sociale. Successivamente abbiamo voluto uscire dal nostro buco e abbiamo aderito alla rassegna “Scuole in Scena” della Provincia di Pavia. Ma abbiamo partecipato anche ad altri concorsi: siamo stati a Lovere, sul lago d’Iseo, con Le Troiane; poi a Ferrara, approfittando del gemellaggio con Broni, dove abbiamo messo in scena O bella età dell’oro, dall’Aminta del Tasso. Infine, con la prof. Morini, abbiamo aderito al progetto “Learning week”, sulla transnazionalità legata al teatro, e siamo stati a Parigi con un buon gruppo di nostri studenti-attori. Durante queste giornate abbiamo frequentato una scuola di teatro e abbiamo messo in scena alcuni spezzoni, da Il re e il dio e da Il sogno impossibile. Posso dire con certezza che ci hanno selezionati per questo progetto proprio grazie alla nostra esperienza con il teatro.
  • I ragazzi che ormai non frequentano più il liceo ricordano con piacere il laboratorio teatrale?
  • Penso proprio di sì. Molti vengono a vedere anche gli spettacoli successivi, e questo mi fa enormemente piacere. Addirittura, quando li incontro per strada, alcuni ex attori mi si presentano con il nome del personaggio, ricordano e mi recitano le loro battute! Qualcuno ha tentato di continuare sulla strada del teatro, anche se nessuno finora ha sfondato. Molti mi chiedono di formare una compagnia teatrale: chissà, un giorno ci si potrebbe provare.
  • Ora, che cosa avete in programma per il futuro?
  • Sicuramente il laboratorio continuerà, con il lavoro della prof. Morini. Io vedrò. Dipende anche da che cosa deciderà il dirigente scolastico riguardo all’esperienza fatta. Certo la mia speranza è di continuare a far recitare i ragazzi anche quando sarò andato in pensione come insegnante.
  • Quindi, per concludere, in ogni scuola dovrebbe esserci un progetto sul teatro, come il vostro?
  • Sì. Bisognerebbe valorizzare il teatro nella scuola (come anche altri settori, ad esempio la musica). Ci conforta vedere a “Scuole in Scena” quasi trenta scuole di tutta la Provincia partecipare ogni anno. Noi possiamo dire che stiamo facendo un ottimo lavoro. E docenti e dirigenti devono ormai capire che non facciamo la semplice “recita”, ma qualcosa di ben più complesso, che ci impegna tutto l’anno.