Il Tasso e l’Aminta

In una Italia ormai avvolta nel soffocante clima della Controriforma, Torquato Tasso (1544-1595) è l’ultima voce del tramontante Rinascimento. Il suo nome è indissolubilmente legato alla Gerusalemme Liberata, il grande poema epico religioso già composto nel 1575, ma di cui egli volle inseguire una forse impossibile perfezione correggendolo e riscrivendolo per tutti i restanti anni della sua tormentata esistenza. Come ha detto Natalino Sapegno, il destino avaro aveva concesso a Torquato solo una breve ora di felicità poetica: quella in cui, entro una sorta di incanto, si svolge la favola di Aminta.

E’ l’estate del 1573. A Ferrara, Alfonso II d’Este invita la Corte all’isola del Belvedere, sul Po, ameno luogo di spettacoli e feste, perché tutti assistano alla rappresentazione di un “dramma pastorale” di cui è autore e regista il giovane e brillante poeta Torquato, da poco entrato a servizio del duca. E’ un successo. La suggestione del capolavoro irripetibile durerà ancora molto tempo, tanto che uno dei nostri ultimi classici, Giosue Carducci, definiva l’Aminta semplicemente così: “un portento”.

Nella favola è narrato l’amore tenace del pastore Aminta per la bella e ritrosa Silvia, che non vuole concedersi, né a lui né a nessuno, preferendo consacrarsi ad Artemide. Aminta chiede consiglio all’amico più anziano Tirsi, il quale manda la sua compagna Dafne a parlare con Silvia in favore del giovane innamorato; ma i rimproveri di Dafne, lungi dal convincerla, irritano Silvia ancora di più. E non vale che un giorno Aminta la salvi dal feroce assalto di un satiro: lei continua a respingerlo. Solo quando, diffusasi la falsa notizia della morte di lei, Aminta disperato si precipita da una rupe, il cuore di Silvia è finalmente vinto: e poiché il giovane è uscito illeso dalla paurosa caduta, la favola può concludersi lietamente, con le nozze di Aminta e Silvia e con una gioiosa festa  cui partecipa tutta la comunità. L’armonia è restaurata, e nella teatrale Arcadia di quella estate ferrarese può rivivere per un attimo l’età dell’oro.