IL GIORNALE DELL’OLTREPO’, MARZO 2007 – di Antonella Castellazzi Ferrari

Donne a teatro. Anteprima sulle due giornate di cogestione al Liceo di Broni

“LE TROIANE”, OVVERO LA VOCE DELLE VITTIME

Svariatissimi anche quest’anno i temi trattati nel corso dei due giorni di cogestione al Liceo di Broni (…) ma il momento clou è stata l’anteprima dell’opera “Le Troiane” di Euripide, allestita dal Laboratorio Teatrale del Liceo sotto la guida del prof. Bruno Civardi. Il lavoro prosegue sulla strada della conoscenza dei grandi classici attraverso la rappresentazione in scena, capace di catalizzare l’attenzione degli studenti assai più dello studio tradizionale della letteratura. Da anni il prof. Civardi porta avanti questo arricchimento del programma, convinto assertore della funzione educativa del teatro e dei profondi richiami all’attualità che i testi dei grandi classici, Euripide in particolare, ci offrono. Gli abbiamo posto qualche domanda, chiedendogli innanzitutto che cosa rappresentano “ Le Troiane” nel contesto antico e in quello attuale. “E’ uno sguardo sulla donna – ci ha risposto – un omaggio alla femminilità violata, stuprata, offesa e a quel popolo di Troia che i vincitori umiliarono ed in cui si può riconoscere la storia di tanti popoli anche oggi. Le Troiane sono il dramma del genocidio, non estraneo alla nostra vita e talvolta passato sotto silenzio. Il Laboratorio ha scelto di riproporre quest’opera per la sua incredibile bellezza poetica, ma anche per la sua straordinaria attualità”. “E’ stata una scelta coraggiosa, perché non è facile per i ragazzi calarsi in personaggi così alti, in situazioni tanto drammatiche”.

“Sì, è stata una scelta coraggiosa. Il Ciclope aveva angoli di serietà nascosti in un insieme comico. Le Troiane sono una tragedia assoluta; ma i ragazzi sanno riflettere su questi temi ed è bene che lo facciano”.

Il dramma fu rappresentato per la prima volta nelle Grandi Dionisie del 415 a. C., quando Atene, rompendo la tregua con Sparta, dava inizio alla disastrosa spedizione in Sicilia. L’autore voleva indurre il pubblico a riflettere sull’imperialismo del proprio governo, attraverso la similitudine fra l’impresa degli antichi Achei e l’assedio di Troia con quella ateniese in Sicilia e l’assedio di Siracusa. Era l’ultimo dramma di una trilogia troiana, che comprendeva ”Alessandro” e “Palamede”, oggi perduti. E’ il dramma di Troia caduta, le cui mura sgretolate fanno da sfondo alla scena.

Il Laboratorio del Liceo ha dedicato particolare attenzione ai testi di Euripide, mettendo in scena interessanti rivisitazioni della seconda Ifigenia (con il moderno titolo di “Aulide. Ultimi aggiornamenti sul caso Ifigenia”) nel 2003-4 e del “Ciclope” nel 2004-5. Entrambi i lavori hanno ricevuto il premio “Borgo degli Artisti” a Milano.

“Ancora Euripide, dunque, ma col ritorno al tragico”.

“Noi proseguiamo nella fedeltà al discorso euripideo, proponendo un dramma di grande potenza, tale da creare un immediato impatto emotivo su tutti coloro che si dispongono a conoscerlo e riviverlo. La guerra, il genocidio, le violenze dei vincitori e le sofferenze dei vinti, donne e bambini in particolare, sono realtà in molte parti del mondo contemporaneo. Un motivo più che valido, di ordine educativo prima che artistico, per la nostra scelta di allestire Le Troiane a distanza di quasi 2500 anni. Da quella antica e buona televisione che fu il teatro ateniese dell’età classica, si leva eterna la voce delle vittime chiedendo di essere ascoltata o almeno di potersi manifestare perché, come dice il coro, per chi soffre è grande sollievo, con il canto lenire il dolore”.

“Al testo originale sono state apportate modifiche?”

“E’ stata data voce al piccolo Astianatte, che nelle sue poche battute mostra di passare dalla ingenuità infantile alla consapevolezza di una morte eroica; è stato introdotto un breve dialogo fra due soldati greci, l’uno rispettoso degli Dei, l’altro cinico e indifferente. L’innovazione più importante riguarda però le sorti di Ecuba, la vecchia regina, che già con la sua costante presenza scenica e con il proprio dolore senza pause assicura l’unità drammatica delle varie sequenze; essa non si avvia alle navi con le altre prigioniere, ma impazzisce e viene lasciata a Troia. Questo epilogo, documentato da varianti del mito, è parso più coerente con l’immagine della città distrutta, della quale Ecuba è l’evidente simbolo. Il linguaggio, sebbene snellito e semplificato, rispetta il testo euripideo e si sforza di richiamarne la solennità e il lirismo”.

Le scelte delle musiche sono state affidate al maestro Giangiacomo Pinardi, che ha spaziato dai classici del Sei e Settecento fino alla contemporaneità. Le coreografie sono della prof.ssa Nicoletta Vercesi, coadiuvata da Marta Pregnolato. Le scene sono state realizzate dal gruppo artistico del progetto, con l’assistenza della prof.ssa Gabriella Dapiaggi. Ecco gli attori: Cecilia Baldini (Ecuba), Serena Canzano (Andromaca), Alessandra Colombo (Cassandra), Valentina Salvini (Elena), Riccardo Dellaporta (Menelao), Denis Valenti (Taltibio), Gianmarco Brega (Soldato 1), Sacha Pellegrini (Soldato 2), Sivia Achilli (Atena), Nicolò Chiesa (Poseidone) e poi Jennifer Guidolin, Natalia Pregaglia, Eleonora Compagnoni, Susanna Lombardini, Federica Morini, Roberta Repossi (il coro delle prigioniere). Fanno parte del cast anche Andrea Colombi e Francesca Santimaria, che reciteranno in successive occasioni. L’opera sarà rappresentata il 14 aprile a Lovere (BG) nell’ambito del Festival Teatrale; il 28 aprile a Broni; in maggio al Fraschini di Pavia, per Scuole in Scena; in ottobre al Teatro Sociale di Stradella.