IL GIORNALE DELL’OLTREPO’, 9 MAGGIO 2003 – di Antonella Ferrari

Broni – Liceo Scientifico

A TEATRO PER LA PAROLA

Come recuperare la potenza della parola e domare il mostro “spettacolo”

“Tutti si augurano che la guerra, se ci sarà, sia breve”. Ed il piccolo Oreste, cui viene chiesto “Che cosa vuoi, piccolo?” risponde “La pace”.

Così finisce “Aulide: ultimi aggiornamenti sul caso Ifigenia”, il gran lavoro teatrale del prof. Bruno Civardi, messo in scena con grande successo dagli studenti del Liceo Scientifico di Broni. Una conclusione appropriata: in quei giorni la guerra in Iraq era ancora in corso e la battuta finale lanciava chiaro un messaggio augurale, per quel popolo e per il mondo intero. I ragazzi hanno profuso tutto il loro impegno in quel messaggio, consci del valore che ha un grido collettivo e compresi nel significato di una parola tanto agognata quanto lontana. Ifigenia perde così ogni datazione, per mantenere del passato il sapore della cultura, ma diventare soprattutto attualità cocente, cronaca, addirittura nel taglio giornalistico dei notiziari fuori campo. Molti sono i temi che compaiono nel testo, tutti socialmente rilevanti: la religione, offuscata dalla superstizione; la volontà divina, provvidente o castigatrice; il fatale concatenarsi degli eventi, che condiziona la libertà dell’individuo; la ragion di stato, cui sono sacrificati sentimenti e diritti; il potere economico, unico vero trionfatore; la ricerca guicciardiniana del particolare; la condizione femminile, per cui in quella Grecia mitica Ifigenia diviene personaggio attivo solo nell’appropriarsi di una “morte bella”, da guerriero, ed oggi la donna in certe terre si rende degna di gloria vestendo i panni dell’autodistruzione, o della sottomissione totale. All’indomani della rappresentazione abbiamo rivolto alcune domande al prof. Civardi, autore del testo e regista.

  • Nel prologo uno Studente sottolinea l’attualità della vicenda …
  • Sì, la storia è ambientata nell’antica Grecia, ma è ancora tragicamente moderna, perché la situazione della giovane protagonista si può riscontrare anche nella nostra realtà: il suo destino è pilotato da una fredda e sottile esigenza di economia politica, tradizionalmente definita come ragion di stato, nel nome della quale spesso diventano leciti comportamenti che non sono tali.
  • Il taglio giornalistico, il ricorso all’artificio del notiziario, idee per altro argute, compaiono già nel titolo- E’ una specie di dissacrazione? O uno strumento divulgativo?
  • L’idea di rappresentare la vicenda ricorrendo allo stile del notiziario può apparire come uno stratagemma divulgativo, perché si ha l’impressione di essere davanti al televisore, in casa, dove cambiando canale la stessa notizia appare sotto una luce un po’ diversa. Sembra però di poter rilevare anche una sorta di dissacrazione positiva, nel tono dolce e ironico di chi dà per scontato che sia normale il verificarsi di un evento, anche se ingiusto, perché tipico di ogni tempo, con un velato sottofondo di rimprovero rivolto all’umanità in generale.
  • Qual è stata l’impresa più ardua?
  • Riesplorare e recuperare, almeno in parte, le possibilità della parola, con le varie modulazioni della voce, con l’impostazione delle giuste tonalità, che permettono di evitare la monotonia e tengono desta l’attenzione … insomma, rieducare alla parola i giovani disabituati a usarla e a valorizzare davvero questo mezzo espressivo, pur così naturale. Questa la cosa più difficile e forse la più importante.
  • La parola appunto: capace di mille suggestioni, suadente o durissima, vera o falsa. Dunque essa è più di uno strumento?
  • La parola può costruire una realtà o demolirla. C’è la parola ingenua, ma giusta, ora spontanea ora meditata, comunque sempre limpida di Ifigenia; quella monolitica e coerente di Achille; ma ci sono anche la parola incerta e ambigua di Agamennone, quella sofferta e gridata di Clitennestra, quella fredda e lucida di Ulisse. Nel nostro testo la parola si presenta poi come informazione nei 5 notiziari in cui le notizie ufficiali si mescolano ai pettegolezzi avviene sul palcoscenico, ma anche nella vita.
  • Attraverso la rappresentazione teatrale, gli studenti si avvicinano ai classici con spirito diverso, senza timore né insofferenza. E’ dunque produttivo fare teatro a scuola?
  • L’attività teatrale è senz’altro uno strumento didattico positivo, grazie al quale i ragazzi hanno avuto modo di riscoprire miti e testi del passato e capirne meglio il senso, perché sono apparsi spogliati dalla solenne forma originale che poteva sembrare pesante, lontana, noiosa. E’ un’esperienza utile anche perché permette agli studenti-attori di superare le proprie timidezze, acquisendo una maggior sicurezza in se stessi e infine offre un’ottima possibilità di socializzazione.
  • Come partecipano i ragazzi?
  • All’inizio tendono a rifiutare la prova, si disorientano … poi si compie il miracolo: ciascuno comincia a sentirsi coinvolto dall’insieme, lo spettacolo decolla, per sua stessa misteriosa iniziativa li afferra, li comanda, li induce a collaborare sempre di più e meglio. A quel punto il ragazzo si sente (ed è) attore e vuole a sua volta domare quel mostro-spettacolo che lo ha domato.
  • Ma che cosa pensano i ragazzi del prof. Civardi?
  • Credo questo: che lui è uno dei più mostruosi membri del pluricorporeo mostro. Tiene le lezioni e le prove di recitazione, ossessionato come e più di tutti dall’incertezza dei risultati, incita e sgrida, minaccia oscure vendette (“Ti boccio!”), urla e comanda, critica tutto e tutti, rarissimamente approva qualcosa, forse più per stanchezza che per convinzione, imita e recita lui stesso un po’ di tutto, guitto ed istrione in mezzo agli altri, al di là di ogni residuato della perduta “gravitas” professorale …

Alla terribilità di Civardi, si aggiungono l’abilità artistica di Gabriella Dapiaggi nel disegnare le eleganti scene, la sensibilità del maestro Cinzio Baldin nella composizione delle musiche, l’originalità di Nicoletta Vercesi nell’approntare le coreografie, la capacità tecnica di Antonio Bernini nel sottolineare con le luci i momenti lirici della storia.  Un risultato davvero eccellente, piacevolissimo da vedere e ascoltare, importante per dare alla scuola uno strumento didattico proficuo e accattivante.